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LA COMPETIZIONE GLOBALE CI SEPPELLIRA'

Gentilissimo Direttore, è inutile che ci intestardiamo a resistere alla competizione globale. Stiamo giocando una partita truccata ed è inevitabile che stramazziamo ad ogni piè sospinto. Per reggere la concorrenza i datori di lavoro italiani dovrebbero pagare i loro dipendenti due euro all'ora, comprensivi di tasse e contributi previdenziali. Questa è infatti la remunerazione degli operai cinesi, che lavorano quattordici ore al giorno per sei o sette giorni alla settimana. E infatti non siamo competitivi. Allora dobbiamo "delocalizzare", cioè esportare i capitali all’estero, dove la mano d'opera costa meno, magari nella stessa Cina, smantellando pezzo dopo pezzo ciò che è rimasto della nostra industria. Poi però ci lamentiamo che i nostri giovani non trovano lavoro. Alla fine dovranno essere "delocalizzati" pure loro, una volta che i loro genitori, prosciugati dalle tasse e dall’inflazione, avranno esaurito i loro risparmi e non potranno più mantenerli. Dovranno cioè fuggire dall'Italia, come un secolo fa. Non c'è più futuro in Italia con queste regole. Siamo dei panda e solo una politica di tipo protezionistico ci può salvare (mi riferisco, per esempio, ai rimpatrii dei clandestini e ai dazi sulle importazioni). Le merci prodotte con un costo del lavoro irrisorio (in Cina lavorano anche i bambini e nei campi di lavoro trovano impiego milioni di prigionieri) sono il frutto di un sistema iniquo con il quale non possiamo competere e la loro importazione va perciò adeguatamente tassata (leggasi dazi). Questo è comunque solo un primo passo, ma di vitale importanza per poter fare passi successivi. L'Europa ce lo impedisce, ma la competizione globale ci seppellirà. Con i più cordiali saluti.

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