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terremoto in Emilia, terremoto dell'anima

Sabato, 19 maggio, Modena si prepara alla “notte bianca”. L’attentato di Brindisi, con la morte di un’innocente 16enne, suggerisce al Comune di evitare manifestazioni musicali. Si mette in moto, lentamente, la grande macchina dell’ipocrisia. Ma ad aggiungersi a questa rumorosa kermesse c’è anche la Mille Miglia con i suoi bolidi che penetrano nel centro storico e poi…Modena Motori che espone auto vecchie e antiche, riconoscibili solo dall’odore di quell'olio malamente bruciato. Grande sdegno per la morte della povera ragazza, Melissa Bassi, tra un “calice” (ora si chiama così) di spumante e altro, mentre l’alcool rende teneri ancora di più i cuori dei commentatori. Ora, ma è troppo presto, si conosce il colpevole: la mafia. Poco distante da Modena, pochi chilometri, una donna dice al suo uomo che non l’ama più e che è disposta a tornare da sua madre con i “suoi” 3 figli. L’uomo ha dignità, non permette che sia la donna ad andare via, raccoglie le proprie cose e si avvia verso Modena. Solo l’Amore vero è reciproco, il suo volto è bagnato dalle lacrime ma, a volte, amare è anche una maledizione. Le vie della città sono affollate come mai prima di quel momento, i ristoranti non permettono più di entrare, i negozi rispondono alle migliaia di domande da parte d’ipotetici acquirenti…tutto è clamorosamente finto, forzatamente voluto. Il volume degli stereo è altissimo, si vedono già i primi ubriachi barcollare…ma sempre in nome della povera ragazzina uccisa. La gente urla di essere stanca di uno Stato assente, ma urla perché c’è confusione e non disgusto. Sono le 2 del mattino, ma è pieno giorno tra luci sfavillanti e gente, di ogni età, che urla, ride, schiamazza. Ma sempre in nome di quella ragazza uccisa, poverina! Io, Cristina e Attilio, abbiamo rinunciato al ristorante; sto preparando i “paccheri” di Gragnano al sugo di pomodoro. Molto più buoni ed economici. È tardi, decidiamo di andare a dormire. Il sonno coglie con vigore le ultime forze rimaste. Dalla finestra giungono grida dalle vie sottostanti ancora in piena festa. Poi, il silenzio della notte, quello che non si riesce mai a spiegare bene fino in fondo, dove rimane l'eco misterioso del frastuono. Le braccia sono rannicchiate attorno al corpo, la coperta è dall’altra parte, il cuscino sa ancora di profumo di bucato…il sonno è sopraggiunto. Il corpo è leggero, finalmente. Un rumore sordo quanto veloce, all’improvviso, che sembra arrivare da lontano. Il letto si agita e si sentono le travi dal tetto scricchiolare. Sono le 4,03 del mattino. Cristina si stringe forte a me e nomina l’innominabile: terremoto! Cerco di quietarla e le chiedo di attendere, avere pazienza: ancora pochi secondi. Ma tutto trema intorno e le urla della gente iniziano a farsi sentire, col sopraggiungere del vero pericolo: panico. Attilio mi aveva già avvertito qualche minuto prima con strane giravolte. Ma i momenti di paura, al contrario dei momenti felici, sembrano durare un’eternità. Gesù è entrato nel Tempio, ancora una volta, ed inizia a dettare le Sue regole. Qualcuno, in quei secondi, starà morendo schiacciato da pesanti pietre. L’uomo che aveva lasciato la sua donna con i 3 figli, si riveste in fretta per raggiungere il suo sangue con l’angoscia e il dolore della solitudine. La terra continua a tremare. La pioggia si presenta puntuale, come sempre in queste circostanze. Il cielo è nero, tutto si è concluso. Le prime pagine dei giornali parlano dell’attentato di Brindisi, troppo presto per parlare del terremoto. La mafia non c’entra, si scoprirà soltanto dopo, dopo aver scritto una montagna d’inesattezze, che si tratta probabilmente di un folle. L’Informazione, in questo Paese, vuole correre con i tempi di una tecnologia informatica che nulla ha a che fare con la realtà che, noi tutti, stiamo vivendo. Le scosse, intanto, si ripetono. Le chiamano: sciame sismico. La Natura è crudele, dicono. Ma cosa c’entra la Natura se l’uomo ammassa, nel giro, di pochi chilometri quadrati, migliaia di edifici con più piani? Lo diceva Rosseau qualche secolo fa. E cosa c’entra una ragazzina che invece di andare a scuola va a morire per colpa di un folle? Il “male”, intanto, sembra non dare tregua a questo Paese così martoriato. È il momento di pregare, ciascuno come crede, ma soprattutto è il momento di iniziare a distinguere i “segnali”. La “notte bianca” di Modena ora è nera e ciò che più preoccupa è che questa notte ora sia “giorno”. Già, viviamo nella notte credendo che sia giorno. Qualcuno se n’è accorto? di Bartolo Fontana

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