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Adinolfi, il nuovo che non avanza (anzi, vomita nel piatto e poi lo rimangia)

Adinolfi, il nuovo che non avanza (anzi, vomita nel piatto e poi lo rimangia) Adinolfi non mi sta simpatico, ma nemmeno antipatico. Non lo conosco personalmente, per questo quanto andrò a scrivere dev'essere letto in maniera del tutto neutra. Adinolfi non mi sta simpatico, ma nemmeno antipatico: ora si scopre che sarebbe il primo dei non eletti nelle liste (bloccate e senza possibilità di esprimere preferenze) del Pd, pronto a subentrare dopo le dimissioni che il neoeletto sindaco di Civitavecchia Tidei pare sia obbligato a dare (per incompatibilità di cariche). Qui iniziano i problemi. Adinolfi in tempi recenti aveva criticato aspramente il Pd (dopo essersi candidato alla segreteria del partito stesso, venendo - per usare un eufemismo - asfaltato), stracciandone la tessera: ora che inaspettatamente vede pararglisi davanti la possibilità di entrare in Parlamento, cosa fa Adinolfi? Rinuncia alla carica, penserete voi. Eh no, Adinolfi dice che è disposto a fare il soldatino ubbidiente, pur proclamandosi indipendente (tradotto: prima sputa nel piatto dove mangia, poi ci vomita, poi si rimangia il vomito pur di farsi servire una ghiotta portata successiva, quella dello stipendio da deputato). Adinolfi non mi sta simpatico, ma nemmeno particolarmente antipatico. Si può capirlo, uno ha l'opportunità di contribuire al funzionamento delle istituzioni (tradotto: intascare uno stipendio da favola e assicurarsi molteplici benefit facendo quello che già fa a casa, ossia guardare dei porno o stare a giocare con l'iPad o apparecchio simile) e questo ingolosirebbe molti, con qualcuno che magari sarebbe pure disposto a fare marcia indietro su alcuni dei propri principi (dignità) pur di difenderne altri come la dignità degli organi previsti dalla costituzione (tradotto: poltrona). Probabilmente, poi, Adinolfi potrebbe risultare una figura meno deprecabile di quella di molti altri anonimi e (nel migliore dei casi) inutili deputati. Qui però continuano i problemi. Uno che finisce per caso in Parlamento dopo essere stato inserito nelle liste bloccate da coloro che poi ricopre di insulti ci entrerà umilmente, senza proclami, senza spocchia, quasi in incognito, penserete voi. Eh no, Adinolfi dalle pagine (http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/134825/dettaglio.aspx?ID_DOC=134825) di Europa (e anche altrove) rivendica divertito e con orgoglio, sempre sputando su quel Pd dell'usato sicuro che gli ha regalato il posto e lodando nel frattempo Grillo, di essere stato eletto deputato grazie alla Rete che premia gli innovatori come lui. Adinolfi non mi sta simpatico. I problemi proseguono e si aggravano. Nei suoi proclami Adinolfi incappa in alcune "inesattezze", la più grave delle quali si presenta quando sostiene di essere stato eletto a furor di Internet, da guru quale sarebbe. Per prima cosa Adinolfi non è stato eletto, perché nessuno ha avuto la possibilità di esprimere alcuna preferenza personale: le gente ha votato il Pd e nelle liste era stato nominato Adinolfi: sono stati Veltroni e i suoi a nominare Adinolfi, nessuno lo ha eletto. Proviamo invece ad andare a ripescare le uniche volte (di cui si abbia notizia) in cui Adinolfi si sia realmente sottoposto alla consultazione popolare: ebbene, nonostante la sua relativa popolarità (ottenuta in realtà soprattutto grazie a comparsate televisive) Adinolfi ha preso (nel 2007) ben lo 0,17% dei voti dei sostenitori del suo stesso partito (macellato da tutti gli avversari quando si era candidato alla segreteria del Pd con "Generazione U", meglio ribattezzabile come "Generazione Who Are You, Adinolfi?"), peggiorando per peso specifico un altro eclatante risultato (lo 0,1%) ottenuto quando nel 2001 si era presentato con Democrazia Diretta alla votazione per eleggere il sindaco di Roma. Quando c'era da essere eletto, quindi, Adinolfi è stato spazzato via nonostante la propria immensa stazza. Passando poi alla sua autoincoronazione di alfiere del web, con la blogosfera pronta a minacciare la rivoluzione se Adinolfi non avesse ottenuto il proprio sacrosanto scranno, anche qui si rischia di precipitare nel baratro (o nel ridicolo, veda il lettore). Adinolfi apparentemente è una star di Twitter, con oltre 34.000 persone che a oggi lo seguono, con una crescita giornaliera che offusca la performance di ogni altro leader politico. Ma Adinolfi è davvero una star di Twitter, uno che può permettersi di dettare la linea sugli sviluppi democratici del 2.0? No, come spiega anche questo articolo, Adinolfi segue migliaia di utenti stranieri che dichiarano "Seguimi e ti seguirò anch'io" e in questo modo "dopa" all'inverosimile le proprie statistiche, solo (probabilmente) per potersi vantare di avere più seguaci di chiunque altro; con fatica si rintraccia un suo follower autentico, a meno che Adinolfi non voglia farci credere che persone come questa, uno delle centinaia di esempi di suoi follower privi persino di una tastiera compatibile, seguano i suoi aggiornamenti sulle sue quisquilie romaneggianti, o i suoi cori da stadio, o le sue esternazioni sul poker (con tutto il rispetto per il poker). Ricapitolando, pare che Adinolfi si stia adoperando con tutto se stesso per accorpare gli aspetti più deprecabili dello stereotipo del blogger/nerd (autoreferenziale, arrogante e non rispettoso della forma, né quella dei rapporti con gli altri né quella sua propria fisica) e dello stereotipo di appartenente alla casta politica (opportunista, incoerente, voltagabbana, attento solo al proprio tornaconto materiale, tendente a deviare gli aspetti democratici a suo vantaggio, tipo scrivere la propria entusiastica e faziosa voce su Wikipedia, dicono in molti), il tutto condito da un poco decifrabile rapporto col gioco d'azzardo. Ricapitolando, Adinolfi non mi sta simpatico. E comincia a starmi parecchio antipatico. Se lui rappresenta il nuovo, la rivoluzione digitale, meglio farsi una scorta di vintage analogico, prima che la merce sparisca. P.S.: Sembra che la Rete, per così dire, stia tentando di farsi giustizia da sola: dopo aver letto le fregnacce di Adinolfi che si autoproclama eletto dal web (tradotto: nominato da Veltroni o chi per lui), il Web (http://www.trcgiornale.it/news/politica/51525-tidei-alla-camera-per-dimettersi-ma-il-tribunale-gli-fa-cambiare-idea.html) fa sapere che il nominato precedente, quello a cui Adinolfi avrebbe dovuto soffiare la poltrona, non vuole saperne di dimettersi. Sulla tua vecchia politica di sedicente innovatore (nel tuo caso, sei passato dal magna-magna al magna-magna-magna), "caro" Marione, prevale quella ancora più vecchia. E non ci stracceremo certo le vesti per questo, come tu invece stai facendo (da triste conformista, più che da illuminato rivoluzionario), piagnucolando e mazzuolando i cosiddetti ai tuoi odiati colleghi del Pd perché si rendano complici nella tua ascesa (discesa) allo scranno repubblicano. Aggiornamento: Pare che ora (http://www.repubblica.it/politica/2012/05/23/news/caso_tidei-35771897/?ref=HREC1-6) Tidei sia tornato "disponibile" a dimettersi. Adinolfi commenta che non gli interessa la carica, visto che lui non muore dalla voglia di andare in Transatlantico, ma gli preme il rispetto della legalità da parte del Pd. Immaginiamo che una volta che Tidei si sarà effettivamente dimesso Adinolfi rinuncerà allo scranno in Parlamento. Immaginiamolo solo, perché non accadrà.

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