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Italia fuori dall'euro prima che arrivi la stangata? Prepariamoci a nuove tasse.

Si uscirà dalla crisi solamente quando si risolverà il problema euro, quindi paradossalmente un'implosione della moneta unica potrebbe essere benefica, perché porrebbe fine a questa lunghissima agonia. Tutto come previsto. L’Unione europea ha certificato che i conti di Monti non tornano e il prossimo anno, per farli quadrare, sarà necessaria un’altra manovra. Come è noto, nonostante le tasse, il debito pubblico non è diminuito ma al contrario aumentato, mentre il prodotto interno lordo invece di aumentare è diminuito. Per il bilancio dello Stato si tratta di un mezzo disastro, perché se il debito sale e il Pil scende vanno in vacca tutti i parametri, in particolare quelli usati dagli investitori per decidere se comprare oppure vendere i nostri titoli di Stato. In tre parole, siamo nella palta. Con il rischio che agitandoci di più, si vada a fondo più in fretta. Già, perché se con la stangata con cui il bocconiano ci ha dato il benvenuto siamo rimasti storditi, con la successiva rischiamo di rimanere esanimi. Certo, recuperare un po’ di ossigeno non sarà facile, ma almeno bisognerebbe provarci, attuando la riduzione della spesa, ma questo governo tutto sembra intenzionato a fare tranne che tagliare. A soli sei mesi di distanza dall’insediamento del governo appare dunque chiaro che questa non è la ricetta per uscire dalla crisi, semmai per rimanervi. Pertanto è indispensabile, a mio modo di vedere, il taglio dei costi della politica, la riduzione della pubblica amministrazione e lo smantellamento del sistema clientelare. Ma, fossimo nei panni di chi ha il compito di dirigere la nostra politica monetaria ed economica, cominceremmo a pensare anche all’uscita dall’euro. Chi invece non appare affatto pronto alla rottura della moneta unica è il governo. La fede cieca di Monti nell’Europa lo sta spingendo miopemente sull’orlo del crac. Il nostro primo ministro avanza imperterrito sulla via del rigore voluto dalla Germania, senza pensare ad altro. Neppure sembra essersi accorto che in pochi mesi su 27 governi dei paesi che compongono l’Unione 16 sono saltati, mentre di quelli che fanno parte dell’euro 10 su 17 hanno gettato la spugna. Che altro deve succedere per capire che quella intrapresa non è la via per il risanamento ma per l’affossamento? L'eurozona è stata un grandissimo affare per la Germania e per i Paesi del nord che hanno così eliminato le valute più deboli e quindi la concorrenza. I Paesi più deboli come l'Italia sarebbero subito dovuti correre a darsi regole come quelle tedesche per evitare di pagare il conto, in termini di tassi e non solo, dell'unione tra economie molto diverse tra loro. Solo che non l'hanno fatto... E così mentre Berlino continua a beneficiare di tassi prossimi allo zero e di una moneta molto più debole di quanto sarebbe stato il marco, l'Italia non deve sognare un ritorno alla lira (da cui "avrebbe vantaggi e svantaggi") ma fare presto quelle riforme strutturali necessarie: pensioni, flessibilità del lavoro, taglio della spesa. Giuseppe Sagliocco

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