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No alla fecondazione eterologa

Signor Direttore, il 22 maggio scorso, 34esimo anniversario dell’introduzione in Italia della legge sull’aborto, la Corte Costituzionale ha restituito gli atti ai tre tribunali che avevano sollevato la questione della legittimità costituzionale dell’articolo 4 della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Tale articolo fissa il divieto di fecondazione eterologa, ossia con ovociti o gameti non appartenenti alla coppia. << Si valuti la sentenza della Grande chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo dello scorso 3 novembre 2011, secondo cui il divieto di fecondazione eterologa non viola la Convenzione dei diritti dell’uomo >>. Questa l’esortazione della Corte Costituzionale. Resta dunque il divieto di fecondazione eterologa. La Corte fa riferimento alla sentenza della Grande camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dove si dice che “gli Stati possono legiferare come credono”. Anzi fa anche l’esempio di divieto assoluto di ogni forma di fecondazione eterologa oppure di un “divieto parziale”, come in Austria e in Germania. Si lascia agli Stati la valutazione sulla fecondazione artificiale. La valutazione se c’è una violazione dei diritti del bambino o dei genitori la deve fare il parlamento e il parlamento Italiano l’ha fatta con la legge 40 del 2004. La legge 40 dice che “bisogna tener conto degli interessi di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito” che, lo ricordiamo, è generato artificialmente cioè attraverso un controllo totale su di lui. Il bambino ha diritto alla sua identità genetica biologica, in linea con i genitori, i nonni, i fratelli….. L’interesse del nascituro deve sempre avere la precedenza sui desideri degli adulti.

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