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L'EUROSFORTUNA NON PERDONA

Qualcuno ha detto che prima che la Grecia lasci l'euro, sarà l'euro a lasciare la Grecia. Io credo che non abbia importanza chi prenda l'iniziativa, se l'eurozona o la Grecia: l'importante è che l'abbraccio mortale venga meno. L'euro, se non si è tedeschi, porta sfortuna. Gli stessi tedeschi forse lo lasceranno, e assai volentieri, agli sfortunati compagni di viaggio, o meglio di valuta, per tornare al più amato marco. Esultano, e a ragion veduta, i fortunati euroscampati, come il Regno Unito, la Danimarca o la Svezia, ringraziando la buona sorte. L'acquisizione dell'euro è costata alla Grecia un arretramento economico che l'ha riportata indietro di sessant'anni, e cioè ai tempi del dopoguerra, precipitandola nella povertà. Sta di fatto che, per arrivare allo stesso punto e per causare gli stessi danni, ai tempi in cui in Grecia circolava la dracma c'è voluta tutta la seconda guerra mondiale, e scusate se è poco. L'Italia ce la sta mettendo tutta per arrivare allo stesso risultato. Gli analisti e i dietrologi euroentusiasti hanno dovuto mettere insieme fior di teorie per spiegare il fenomeno, senza peraltro risultare troppo convincenti e senza riuscire a interpretare i dati di fatto, cioè il nesso tra euro ed eurosfortuna. Liberiamoci dell'euro, delle infelici euroregole e della sciagurata euroburocrazia fin che siamo in tempo, altrimenti rassegniamoci a fare la stessa fine della Grecia. La sfortuna dell'euro non perdona. Con i più cordiali saluti.

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