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malasanità

Pisa, 14 ottobre 2008. Proseguono le azioni di pressione contro i familiari del sig. C.C.,mentre lo scorso 12 ottobre si era tentato di dimetterlo improvvisamente, adesso si ricorre all’uso della forza, per tentare di portare a termine le dimissioni illegali posti in essere sul paziente (vedasi articolo prec.). Lo spiacevole episodio accade all’interno del reparto protetto della clinica psichiatrica 2°dell’Azienda Ospedaliera pisana. “ Minuti interminabili nei quali ho vissuto l’esperienza dei pazienti che vengono tenuti rinchiusi e talvolta contenuti con la forza;minuti nei quali ho acutizzato le sofferenze di chi, come mio padre, da oltre un anno e mezzo vive dentro la privazione della libertà e non solo purtroppo!.., Ho urlato che mi venisse aperta la porta più volte, senza esito…….mentre pensavo di vivere una realtà fuori dimensione….qualcosa di raccapricciante da rimanere senza parole…solo una casualità mi ha permesso di uscire. Da allora non mi reco più in reparto a fare visita a mio padre temendo che su di me si possano manifestare intenzioni che mi solo posso provare a immaginare…..inoltre non mi hanno neanche permesso di lasciare gli indumenti di ricambio, dato che il paziente è in dimissione per cui mio padre vive la degenza sempre con un pigiama di carta… domenica scorsa ho fatto consegnare dei dolci e una bevanda e anche questi non li ha ricevuti. Le parole certo non possono descrivere la concretezza dei fatti, ma è chiaro desumere quali stato di angoscia, di dolore e sbalordimento abbiano prodotto nei confronti del figlio e dell’intera famiglia del sig. C.C., che seguono il padre dall’insorgere delle malattia e cioè da otto anni, nel corso dei quali ne hanno viste e patite di tutti i colori, con danni biologici ed esistenziali posti agli estremi confini della sopravvivenza e della vita stessa. Adesso si arriva anche a colpirlo in questo malo modo, facendo emergere come vengono usati i poteri che la legge consegna a chi dovrebbe curare le malattie mentali. Ci domandiamo quali sono le reali intenzioni dei responsabili sanitari? Perché quest’accanimento fino ad arrivare all’uso della forza? Questo compito di stabilire come mai si è arrivati a tanto non è certamente nostro, solo possiamo affermare che la nostra funzione di tutela e vigilanza su casi gravi come questo non verrà mai meno, con tutte le difficoltà mediatiche che ci sono frapposte innanzi, servendoci a portare a galla la realtà nascosta di un mondo che in silenzio soffre e grida senza che nessuno lo ascolti. Arrivare a negare pure qualche genere di conforto e gli indumenti,,,beh allora non possiamo immaginare che queste accadono in un luogo di cura, dove oltre alla cura del paziente si pensa ci sia anche il rispetto della dignità e della libertà di ogni essere umano. Ci auguriamo che queste notizie restino solo nella fiction e che da parte di chi ha scelto una specialità medica cosi specifica e sensibile, ci siano elementi di attitudine e di amore verso il prossimo che soffre. Comitato etico caregivers caregivers@mail.org SU QUESTA VICENDA L MAGISTRATURA NON VUOLE INDAGARE E COSI LO STATO DI DIRITTO E' SOLO CARTA STRACCIA, POSSIAMO APRIRE UNA INCHIESTA GIORNALSITICA?

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