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i tre gradi di giudizio? un modo per vessare un libero cittadino

Egregio Direttore Maurizio Belpietro, recentemente ho letto la pronuncia della Corte di Cassazione "Lo scorso 22 maggio è stata depositata la sentenza n. 19367/2012, con la quale i giudici della Suprema Corte, prima sezione penale, hanno annullato senza rinvio la pronuncia di assoluzione del Direttore di "Libero" Maurizio Belpietro, emessa il 16 maggio 2011 dal Gip di Milano. Il fatto: esce il 27 dicembre 2010 l’editoriale di Libero a firma del Direttore Belpietro, in cui si paventa un presunto attentato ai danni del Presidente della Camera Gianfranco Fini, sulla scorta delle dichiarazioni non accreditate dell’imprenditore Emanuele Catino". La sofferenza di questa pronuncia denota che Lei non è inserito nelle sedi giudiziarie. Ho motivi "documentati", la giustizia nelle sedi preposte (tribunali, corti d’appello e cassazione e procure ) viene "amministrata" dai funzionari della cancelleria ed i magistrati di questo andazzo non sanno nulla o fanno finta di non sapere. Nel caso certi provvedimenti sono realmente emessi dai magistrati, possiamo ritenere che sono umorali, dettati dall’ignorantia legis o peggio, venduti al libero mercato al miglior offerente. Se vuoLe Le fornisco i documenti che attestano le mie affermazioni. Le cito una delle ultime – Un magistrato – docente universitario e studioso del diritto, in una sua ordinanza scrive: "..che le violazioni procedurali a cui (lo) stes(s)o fa riferimento (divieto del ne bis in idem, mancato rilievo della prescrizione ) dovrenno essere evidenziati nelle sedi processuali competenti per tali ipotetici vizi;". La locuzione latina - ne bis in idem - letteralmente significa "non due volte per la medesima cosa". In un farsesco processo penale a carico del malcapitato imputato erano state emesse due pronunce di primo grado, in violazione dell’art. 649 c.p.p., che i giudici dei tre gradi di giudizio hanno volutamente ignorare, facendo finta di non vedere.

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