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Ricercatori telematici - figli di un Dio minore?

Caro Direttore, sono un ricercatore a tempo indeterminato in una università telematica. Molti miei colleghi precari potrebbero ritenermi fortunato, giacché ho superato il concorso proprio quando il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato veniva dichiarato ad esaurimento. Mi trovo tuttavia costretto a denunciare una situazione al limite tra l’illegale e l’a-legale. Negli atenei telematici i ricercatori costituiscono l’unica componente strutturata del corpo docente. In parole povere, i professori sono tutti a contratto, e dunque precari. Non a caso, nelle università telematiche non esistono centri di ricerca quali i dipartimenti, che sono dotati di autonomia di spesa. La conseguenza, non da poco, è che il potere decisionale è concentrato nelle mani del rettore dell’università. Come in un feudo medievale, vassalli e valvassori (i professori e i presidi delle singole facoltà) restano in carica finché al rettore (il feudatario della situazione) così piaccia. Uno sgarbo e la sostituzione è assicurata. Quanto a noi ricercatori, ci troviamo a lavorare in strutture del tutto prive delle risorse e degli spazi che pure sarebbero indispensabili per fare ricerca, quali laboratori e biblioteche. Ironia della sorte, anche se la didattica si svolge on line, ci viene tuttavia richiesto di lavorare in sede, e di giustificare eventuali assenze come se fossimo personale amministrativo. Su di noi tra l’altro ricade anche gran parte del lavoro che nelle università “normali” è di competenza delle segreterie didattiche. La mancanza di personale docente di ruolo rende di fatto impossibile presentare progetti di ricerca di interesse nazionale (i PRIN). Con le nuove regole introdotte nell’ultimo bando, la valutazione dei progetti viene effettuata tenendo conto anche del curriculum dei capofila dei progetti. Di conseguenza, negli atenei telematici come il mio, dove i professori non esistono, si è rivelato impossibile per noi ricercatori proporci come capi-unità di un progetto. Quanto alla partecipazione a progetti di ricerca non coordinati dall’Ateneo, questa ci è stata vietata dal Rettore, con buona pace della libertà di ricerca sancita dalla Costituzione. La proliferazione, e soprattutto la mancanza di regolamentazione, degli atenei telematici è una anomalia italiana. Il passato governo aveva promesso di fare ordine nel settore, ma la situazione è ancora invariata e a scapitarne sono ancora una volta dei giovani. Giovani la cui unica ambizione sarebbe quella di fare ricerca in condizioni dignitose e non vessatorie. Spero che con la presente il ministro Profumo, o chiunque altro nel Governo dei Professori, si ricordi di noi ricercatori di serie B e prenda provvedimenti. Ricercatore telematico

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