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Il terremoto e la rabbia

Voglio raccontarvi la mia storia. Sono cresciuta in un paesino di campagna della florida bassa mantovana, a Bondeno di Gonzaga. In un posto in cui lavorare è una filosofia di vita. Lavorare sporcandoti le mani nelle stalle e spaccandoti le ossa nei campi. Dove la domenica è veramente un giorno sacro: si va a messa e le famiglie si riuniscono a mangiare i tortelli di zucca e la torta fatta in casa dalla nonna. Dove la chiesa è il centro di aggregazione. Molti ricordi sono legati alla chiesa: il catechismo, la prima Comunione, i sabati in parrocchia a giocare con gli amici e i compagni di scuola. La chiesa non c'è più. O meglio ci sono i suoi resti. La piazza è transennata. La casa della mia infanzia è a pochi metri e, a vederla da fuori, sembra la solita. Poi ci giri intorno e trovi il comignolo sfracellato in giardino, i coppi in bilico, e crepe, diverse crepe. Speri che siano superficiali. Poi entri, senza chiedere il permesso ai pompieri e alla protezione civile. Sperando che la terra non te la faccia pagare tremando ancora. I miei genitori sono scappati dopo la scossa delle 9 del 29 maggio. Io, da Milano dove ora vivo, cerco furiosamente notizie su internet, sui mezzi di stampa, ascolto i telegiornali. Ma nulla. Si parla di Cavezzo, di Mirandola, di Carpi che non distano più di 20 km da dove vi sto scrivendo ora che sono venuta a prendere dei vestiti per i miei genitori. Guardo tutti i telegiornali, ascolto tutte le interviste ai sismologi. Piango e non riesco a smettere. Le lacrime sono per le vittime, per gli sfollati, per le persone che hanno perso tutto. E poi mi arrabbio perchè non si parla dei paesi della bassa mantovana. Nessuno dei mezzi di informazione ti dice com'è la situazione lì, mi affido a Facebook, che, a quanto pare, è l'unico mezzo affidabile. Mi arrabbio ancora di più quando sento che il governo vuole aiutare le popolazioni colpite aumentando il prezzo della benzina, che il papa ha bisogno di 1400 uomini della protezione civile per la sua visita a Milano, quando le forze dovrebbero essere tutte lì, nella mia terra, che la parata militare del due giugno si terrà lo stesso e il capo dello stato dichiara che le voci di richiesta di annullamento che si alzano dalla rete con tanta rabbia sono solo "polemiche strumentali". E poi mi infurio quando chiamo il numero di emergenza della protezione civile per sapere cosa dobbiamo fare per far fare un sopralluogo alla casa. Mi rispondono che essendo Bondeno in provicia di Mantova, loro non possono fare nulla, perchè operano nella provincia di Modena e nella regione dell'Emilia Romagna. Devo contattare il comune di Gonzaga. Li chiamo (sono sotto una tenda perchè il Municipio è inagibile) e mi dicono che è meglio se ci arrangiamo, dobbiamo trovare un perito e pagarlo privatamente. Perchè stanno aspettando i vigili del fuoco e dovranno prima visitare gli edifici pubblici e le aziende. E intanto i sismologi, per cercare di salvare l'ultimo briciolo di credibilità, mettono le mani avanti e annunciano che ci saranno altre scosse, anche forti. La gente ha paura, è sfiduciata ed è molto arrabbiata come me, come la mia famiglia, come i miei amici che dormono nelle macchine xchè non possono più entrare nelle loro case. Si sono già tirati su le maniche per ricostruirsi tutto da soli senza sperare nell'aiuto di nessuno, soprattutto di quello stato che dalla mia terra ha attinto tanta ricchezza come da un salvadanaio. Perchè lì la gente lavora ed è onesta, paga le tasse e aiuta chi ne ha bisogno. E continuerà a farlo. Da sola. Sono orgogliosa di essere cresciuta lì ma mi vergogno tanto di essere italiana. Sara Dal Trozzo

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