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Il terremoto e la festa

Il terremoto e la festa Non vogliamo un presidente della Repubblica sobrio, e nemmeno un sobrio presidente del Consiglio, che vogliono un sobrio 2 giugno di festa e un sobrio lutto nazionale il 4 giugno. Che qualcuno dia un bicchierinoo di brandy al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio. Li vogliamo resi un po’ più coraggiosi, e che prendano le decisioni giuste. Il terremoto emiliano ha causato danni ingenti, finora 15 morti, tanti dispersi, molti feriti. Quattordicimila sono gli sfollati, ma aumentano. Tende e alberghi basteranno? Il lavoro in interi comuni è fermo, il commercio è fermo, i servizi pure, anche l’industria. La ripresa è rischiosa, difficile e costosa. Che ce ne facciamo della parata del 2 giugno che costa milioni di euro? Che serve far assistere la classe politica allo spreco della sfilata militare, quando i militari potrebbero essere più proficuamente impiegati nell’opera di ricostruzione dei paesi distrutti? A che pro alzare bandiere tricolori, quando la protezione civile non riesce a far fronte a tutte le esigenze dei terremotati? Nelle comuni famiglie si sospendono gli anniversari festosi se arriva un lutto. Il buon senso lo impone. Non ne hanno buon senso i vertici dello Stato? Siamo proprio in mano a persone che hanno perso il lume dell’intelletto? Hanno davvero l’arroganza di far vedere ai colpiti dal sisma la gran parata di Roma a colori? Siamo davvero il paese di Pulcinella, presidente Napolitano? L’accoppiata 2 giugno – festa nazionale e 4 giugno- lutto nazionale non la fa pensare? Pensateci, egregi Napilitano e Monti. Avete giurato di servire l’Italia. Fatelo, servendo gli italiani che più ne hanno bisogno, rinviando a date più propizie feste e commemorazioni. Il senso dell’amore di patria e del lutto nazionale sia la base di opere fattive verso chi oggi ne ha bisogno, non sia l’occasione di saluti tronfi e discorsi retorici. La nazione si ama con i fatti e i comportamenti più che con le parole e le forme. Non potrà essere festoso il 2 giugno, fra tre giorni, in concomitanza con centinaia di migliaia di persone che vivono nella paura. Magari se per miracolo potesse fermarsi il seguito del dramma prima del 2 giugno! Ma se questo miracolo non avverrà, che farete, signori presidenti? Festeggerete a Roma mentre tra Bologna e Milano, tra Mantova e Venezia si piange? Gli italiani vorranno vedere nei mass media quel che avviene là, quel che si fa là. Sono stanchi e annoiati dalle liturgie del potere, quando questo prende una via diversa dal comune sentire. Non vi sentirete ridicoli ad assistere immobili per ore alle vuota funzione romana, mentre il grido di aiuto s’alza dalla Pianura Padana? La cosa terribile dei terremoti è che ci costringono a pensare a quanto sia fragile la nostra esistenza e quella dei nostri beni. Ma è anche l’aspetto positivo dei terremoti farci impaurire di fronte alla natura, e ripensare la nostra esistenza. Chi sente questi moti dell’animo è realmente vivo e comunque vada sarà migliore di prima. Chi mette la testa sotto la sabbia per non vedere l’evento e cerca distrazioni nelle feste e nelle commemorazioni rinuncia alla vita vissuta e cerca l’ipocrita riparo delle formalità. leonardoagate.bloog.it

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