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61 donne uccise

61 donne uccise in Italia dal 1 gennaio al 31 maggio. Un omicidio ogni 5 giorni. Frutto dell’imperante maschilismo e della superficialità degli inquirenti che col loro atteggiamento possono essere definiti complici degli assassini. Dal 1 gennaio a oggi sessantuno donne sono state uccise dai rispettivi uomini: fidanzati, amanti, mariti o ex mariti. Una donna uccisa ogni 5 giorni. Una strage cadenzata, inaudita, folle. Molte di quelle vittime avevano denunciato i loro assassini, per molestia, stalking, per atteggiamenti aggressivi. E naturalmente gli inquirenti (polizia, carabinieri e anche procuratori) avevano sottovalutato le loro paure. Anzi, in alcuni casi avevano immaginato che le donne avessero inventato tutto, additandole come calunniatrici anziché vittime. Inquirenti e magistrati uniti nella medesima visione del mondo distorta, bigotta, ipocrita e maschilista. Inquirenti e magistrati a cui risulta molto più facile attribuire alla vittima comportamenti o stili di vita “scarsamente morali” piuttosto che fermare per tempo i violenti. E il risultato di quella mentalità, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti, con sessantuno vittime, tutte donne, tutte donne deluse e uccise dagli uomini, dalla società, dalla mentalità e dal pressapochismo di chi ha il dovere di proteggerle ma si schiera, mentalmente e idealmente, dalla parte degli assassini. I casi di questo genere si moltiplicano: donne che si rivolgono all’autorità per trovare protezione, donne violentate, donne picchiate, donne a cui è stata tolta la dignità: donne che si ritrovano ad essere incriminate per calunnia mentre i loro torturatori se la ridono in attesa della prossima vittima. E’ ora di dire basta. Chi sbaglia, chi ha sbagliato deve pagare per i suoi errori. Chi tra gli inquirenti non ha dato credito alle segnalazioni e alle denunce fatte dalle vittime deve essere perseguito come complice degli assassini. Perché chi sbaglia paga. E la regola deve essere applicata anche ai magistrati e agli inquirenti.

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