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E' UN ERRORE BUTTARE IL LATINO NELLA PATTUMIERA

Egregio Direttore, "con le ciàcole no se impasta frìtole" dicono i veneti: con le chiacchiere non si impastano le frittelle. Il chiacchiericcio improduttivo non va incoraggiato o implementato. Questa premessa sulla chiacchiera e sull'aria fritta mi pare adatta come introduzione ad alcune considerazioni sull'utilità dello studio del latino. Ho infatti la netta impressione che per i più lo studio del latino equivalga alle "ciàcole", cioè sia una cosa perfettamente inutile, un anacronismo, un residuo fossile, un curioso e anomalo retaggio del passato con cui ci si trastulla perdendo tempo prezioso che potrebbe essere impiegato in attività più produttive. Non per questo solo motivo andrebbe prontamente abolito, ma anche perché, secondo alcuni, è una lingua elitaria, insegnata per distinguere gli incliti dal volgo e conferire un prestigio oracolare al linguaggio della classe dirigente. In una società democratica, almeno potenzialmente egualitaria, il latino suonebbe quindi come una stonatura, quasi una provocazione. Questa diffusa opinione, che è forse quella prevalente, non è tuttavia suffragata dai fatti, che anzi provano l’esatto contrario, cioè che con il latino le "frìtole" si impastano piuttosto che no. Intanto vorrei far notare che a rendere meno egualitaria la nostra società democratica non è certo lo studio del latino, ma la mancanza assoluta di un sistema meritocratico degno di questo nome per la selezione della classe dirigente, che non è scelta infatti sulla base di conoscenze specifiche, men che meno linguistiche e men che meno di lingua latina, bensì, come tutti sanno, in base a parentele, amicizie e vicinanza politica. Il latino non c’entra proprio niente, anzi ho l'impressione che nella nostra più alta classe dirigente, quella politica, quanto a latino siamo proprio sotto la media. Mi interessa però soffermarmi su altri aspetti. Mentre in Italia si pensa di ridurre lo studio del latino, ritenendolo inutile o dannoso, nel resto d'Europa e negli Stati Uniti ci si sta muovendo in senso esattamente opposto. Due terzi delle università statunitensi hanno riscontrato che la conoscenza del latino conferisce agli studenti una marcia in più. Il motivo è ben evidente. Lo studio del latino affina le capacità logiche e di ragionamento critico, allena la memoria, abitua all’attenzione per il dettaglio. Non si tratta solo di impressioni, essendo tutto ciò comprovato dai risultati ottenuti nei test attitudinali cui gli studenti americani si sottopongono per iscriversi al college e alle graduate schools. I punteggi ottenuti nelle prove di capacità logico-verbali sono decisamente più elevati per chi ha studiato il latino. In Italia, a mio avviso, lo studio del latino è utile ora più che mai e andrebbe esteso alla scuola media inferiore e per lo meno ai primi anni di tutte le scuole medie superiori, come avveniva un tempo. I nostri studenti vanno gradualmente perdendo capacità logiche, non più abituati al ragionamento e all’ordine mentale, ma piuttosto inclini al pressappochismo. Le cause sono molteplici: il tubo catodico di tivù e computer, che costringe il neurone in una camicia di forza; l'uso compulsivo di telefonini e videofonini, con conseguente frammentazione mentale e linguistica; l’eccesso di stimoli ambientali, che afferiscono al cervello senza la possibilità di essere metabolizzati (c'è chi studia con la tivù accesa, ascoltando nel contempo musica attraverso gli auricolari); la rinuncia a sviluppare le capacità individuali, come conseguenza del fatto che a scuola la promozione è stata finora garantita a prescindere dal livello di apprendimento. La capacità di analisi critica, la precisione e l’ordine mentale sono tuttavia importanti negli studi superiori, ai quali i nostri studenti accedono con un bagaglio spesso inadeguato. La nostra scuola è scivolata nelle graduatorie internazionali dalle prime alle ultime posizioni. In un contesto di riforme (o, meglio, controriforme) scolastiche tese a invertire la rotta e a salvare il salvabile, ritengo che lo studio della grammatica e sintassi latine giovi senz’altro allo scopo. Latino per tutti, dunque. Per certi aspetti può essere considerato come una sorta di "matematica senza numeri", o di "matematica sotto forma di parole". Lo riterrei un buon antidoto contro lo scadimento culturale dilagante. Sono fermamente convinto che, attraverso lo studio del latino (che andrebbe riclassificato come materia scientifica piuttosto che letteraria) precisione, capacità di ragionamento, ordine e flessibilità mentali possano entrare a pieno titolo a far parte del bagaglio dei nostri studenti, rendendoli più capaci e più competitivi nel contesto internazionale. Con i più cordiali saluti.

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