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LA FORMAZIONE CLASSICA SERVE OGGI PIU' DI IERI

Gentilissimo Direttore, il popolo italiano, con annesse storia e cultura, appare ormai incamminato sulla via di una estinzione a tempi da primato. Estinto il popolo, estinti anche i suoi problemi. Del resto, come diceva Eraclito (o Cratilo, o Simplicio), "tutto scorre" e il mondo è in continuo divenire. Pare che ormai siamo rassegnati a questo ineluttabile destino. Non abbiamo più punti di riferimento, siamo sempre più confusi. Siamo orientati anche a cancellare dalla Scuola ciò che riguarda il nostro passato, sia storico che linguistico, considerandolo un inutile fardello. Ignorando sempre di più la nostra storia, abbiamo perduto qualsiasi visione prospettica. Non sapendo da dove veniamo, non riusciamo neppure a capire dove siamo diretti. Ci stiamo confezionando false mete e falsi idoli ad ogni piè sospinto, come la finanza creativa, l’economia basata sulle speculazioni di un mercato borsistico folle e lanciato come un bolide verso il precipizio, che vive di allucinazioni collettive, di "spread" e di "future", che prescinde totalmente dal valore intrinseco delle cose e dal valore del lavoro e dell'ingegno dell'uomo. Sono tutte cose destinate a portare sfortuna. Di sicuro, dopo questo delirio, verremo riportati alla realtà, ma quanto ci sarà costata questa obnubilazione? Dicevo prima dei punti di riferimento. Mai come in questo momento storico essi ci possono aiutare a decidere la rotta. Siamo giunti, in pochi anni, nell’era della comunicazione globale. Con la Rete, o il World Wide Web, la "ragnatela globale", abbiamo abbattuto le barriere dello spazio e del tempo nella comunicazione, in maniera impensabile solo pochi decenni fa. Il flusso di dati e di informazioni è enorme e ora come non mai è importante discernere tra ciò che è virtuale e ciò che è reale, tra una cosa vera e una sua parvenza o un suo ologramma. Come non mai prima d'ora, è importante la formazione di una capacità critica, della capacità di vedere le cose da varie angolazioni, di percepirne le sfaccettature, di comprenderne l'essenza, cioè la capacità prima di analisi e poi di sintesi, di scomporre le cose nei loro elementi costituenti, ma poi anche di ricomporle secondo il giusto ordine, la capacità di osservare in prospettiva temporale e storica. Sviluppare queste capacità richiede applicazione, studio, impegno, bisogna sfidare se stessi. Strano a dirsi, lo studio delle lingue antiche, il greco e il latino, che qualcuno vorrebbe addirittura abolire, come pure lo studio del pensiero filosofico, rappresentano una via maestra per sviluppare tali capacità. E’, come si sa, uno studio impegnativo. Oggi però la voglia di studiare e di mettersi alla prova non è di molti e comunque sono in tanti a pensare che la formazione classica non sia più al passo coi tempi. Perché sfiancare il proprio neurone e consumare il proprio ATP cerebrale sul greco e sul latino, giocando a scomporre e a ricomporre, a interpretare un pensiero, a valutare le possibili sfumature di significato, ad analizzare il contesto, a ragionare sulle alternative di traduzione, per trarre un messaggio da uno scritto vecchio di duemila anni? Perché impegnare il proprio tempo nello studio della filosofia e del pensiero scientifico cercando di comprendere ciò che ci ha lasciato chi è vissuto secoli prima di noi? E' nella risposta a questi "perché" la spiegazione della limitata propensione dei nostri studenti per gli studi classici. Gioca a sfavore, a mio avviso, il non aver compreso che gli studi classici sono paradossalmente, e sottolineo paradossalmente, quanto di più avanzato la scuola possa mettere in campo per la preparazione di persone "open-minded", dotate cioè di spiccata flessibilità coniugata con elevato ordine mentale, sempre più necessarie nel nostro mondo ipertecnologico in continua evoluzione. Che questo tipo di formazione sia sempre più necessaria non lo dico io, lo dicono gli studi statunitensi, e in Italia lo prova il particolare successo che questi studenti incontrano negli studi superiori in qualsiasi ambito dello scibile umano. Con i più cordiali saluti.

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