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Monti

Le dimissioni immediate come logica conclusione dell’esperienza Monti È emerso che Mario Monti, una carriera giovanile all’ombra della DC di Giulio Andreotti, sia stato consulente di società di rating quando l’Italia, insieme a altri paesi europei, ha subito il giudizio di arbitri dell’economia i cui scopi non sono ben chiari in particolare ma chiarissimi in generale. È questo un elemento ritenuto valido per invalidare il comportamento di chi si veste della purezza della scienza e della tecnica. Anche se non fosse stato necessario perché che crisi o sviluppo non siano determinati dal destino ma dalle scelte di chi governa lo dicono la Storia e lo si può dedurre già da un primo minimo approccia con l’analisi della storia del pensiero economico. Sappiamo che lo spirito bocconiano non è aprire ma chiudere le menti onde irreggimentare le medesime nell’ideologia del liberismo. Anche se si sa che anche Milton Friedman non credeva nella concorrenza e nel libero mercato: sosteneva l’intervento dello Stato nel controllo della massa monetaria ed ha sostenuto, ispirato e reso consulenza ai regimi militari sudamericani portati al poteri e protetti dalle multinazionali americane e dal pentagono, in primo luogo il regime di Pinochet. Inoltre noi italiani abbiamo un connazionale, Piero Sraffa, che per i suoi studi sul mercato ha conquistato un posto di riguardo nella scienza economica accanto a Adam Smith che fece la prima analisi organica del ruolo della domanda e dell’offerta, Davide Ricado che intuì come il lavoro fosse la base del valore e la sua misura inequivocabile ed inalterabile, Karl Marx che definì la teoria del valore lavoro e la coniugò con la dialettica hegeliana. Piero Sraffa, soprattutto nel suo carteggio con Antonio Gramsci, ma anche nelle scuole inglesi di economia, ove poi Keynes svilupperà pienamente la coscienza e la conoscenza del ruolo decisivo dei governi in economia, dimostrò come la teoria unificante di Smith, sul ruolo combinato di domanda ed offerta fosse, limitato ai micro mercati e che la teoria del mercato e della libera concorrenza come unificante in macroeconomia fosse solamente ideologia allo stato puro per giustificare e nascondere invece il potere dei monopoli. Perché il cosiddetto libero mercato è, in realtà, monopolio o oligopolio ovvero monopolio diviso, oggi, da due o poche imprese multinazionali potentissime, esempio chiarissimo Coca Cola e Pepsi Cola. United Fruit Company e la Standard Fruit Company sono il massimo del dirigismo politico dell’economia attuato tramite i regimi autoritari e violenti del Sudamerica che solo per miracolo non sono riuscite ancora a riconquistare Cuba nonostante invasioni, attentati, corruzione e sabotaggi. Un uomo solo al comando dell’Italia, un uomo da Repubblica delle Banane. Angelo Bini

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