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MEGLIO TANTI LAUREATI ASINI O POCHI LAUREATI PREPARATI?

Meglio tanti laureati asini, o pochi laureati preparati? Quante volte abbiamo sentito la tiritera dell'allora Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini che l'Italia aveva (ormai non più) meno laureati del Cile? Ci si vergognava di così pochi laureati, che però all'epoca avevano ancora qualche possibilità di trovare lavoro, e per aumentarne il numero (e, aggiungerei, anche il livello di disoccupazione) non si è trovato di meglio che ridurre ai minimi termini il livello di conoscenze necessarie a conseguire il titolo: lo scopo (poteva essere altrimenti?) è stato così ottenuto in tempi da primato. E' come se nel salto in alto si abbassasse l'asticella da un metro e ottanta a trenta centimetri, in modo che tutti la possano saltare. La proliferazione dei corsi di laurea più fantasiosi e improbabili (si è arrivati a quasi 6000) e la scellerata formula del 3+2 hanno completato lo sfascio. Peccato che nel "mare magnum" di laureati, asini e non, è difficile poi riuscire a capire chi ha una preparazione seria e chi invece ha conseguito un pezzo di carta che attesta un sapere che non c'è. Siamo davvero messi male. Viene da dire che abbiamo i politici che ci meritiamo, ma non voglio essere così severo. Spero che ci rendiamo conto degli errori e che provvediamo a rimediare. Spes ultima dea, la speranza è l'ultima a morire. Con i più cordiali saluti.

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