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compagno Presidente

Egregio Direttore, ho letto con grande interesse e soddisfazione l’ articolo di Francesco Borgonovo sul “compagno presidente”.Interesse per la puntuale ricostruzione storica dei fatti cui lo smemorato del Colle fa riferimento nel corso dell’intervista di Micnhnik, soddisfazione per la completa condivisione da parte mia dei giudizi espressi sull'uomo che crede di rappresentare tutti gli italiani, pur non avendone alcun titolo. Patetica ed assurda è infatti la pretesa di Napolitano di voler cancellare nella nostra mente il ricordo del suo passato di influente dirigente del PCI. Un partito che per decenni ha condotto una lotta violenta alle istituzioni del paese, sia civili che religiose. Io non dimentico l'aspro contrasto coltivato dall'attuale presidente e dai suoi sodali dell'epoca, che oggi si autodefiniscono "sinceri democratici", nei confronti dello Stato e dei suoi rappresentanti. E del pari non dimentico il plauso espresso da Napolitano ai sovietici che invadevano l'Ungheria, così come il linciaggio morale attuato dal PCI nei confronti dei poliziotti che, chiamati a svolgere il loro dovere da un governo eletto legittimamente in occasione delle manifestazioni di piazza di Genova e Reggio Emilia, vennero trattati come volgari delinquenti. Sono il figlio del prefetto Caruso, in servizio a Belluno nel '63, e non potrò non ricordare la spregevole azione svolta dal partito di Napolitano,nelle prime settimane del mese di ottobre di quell'anno,nei confronti dei titolari delle prefetture di Udine e Belluno, additati all'opinione pubblica come gli unici responsabili dell'immane disastro del Vajont.Grazie alla forte pressione esercitata sul ministro Taviani, peraltro definito nell'ambiente del Viminale l'uomo senza mento e senza mente,chiesero ed ottennero la sospensione dal grado e dalle funzioni dei due funzionari, sostenendo artatamente che sussistevano negli uffici delle due prefetture segnalazioni e studi che costituivano precisi e chiari elementi prodromici dell'imminente disastro. Non cancellerò mai dalla mia mente l'immagine della partecipazione di Napolitano, presente in quei giorni a Belluno,all'azione politica che distrusse la carriera e la vita dei due prefetti, strumentalizzando la disgrazia a tal punto da arrivare a distribuire tra le macerie di Longarone il libro bianco edito dal partito. Questo triste episodio segnò l'inizio della fine fisica e cerebrale di mio padre. Le sarei oltremodo grato se volesse aiutarmi nel mio intento di cercare di tutelare l'onorabilità di mio padre, ad esempio individuando negli archivi dei giornali dell'epoca ( Il Gazzettino, il Resto del Carlino etc) gli articoli che davano notizia della presenza in quei giorni di Napolitano a Belluno e del suo attivismo nello svolgimento di quella ignobile azione svolta dai dirigenti comunisti per danneggiare un'istituzione, quella dei prefetti, ritenuta avversa al partito. Qualora i suoi impegni non Le consentano di aderire alla mia richiesta,Le sono comunque grato per l’attenzione e La saluto cordialmente. Salvatore Caruso.

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