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Poteri forti e governo

Alesina e Giavazzi del Corriere della Sera hanno firmato giorni fa un editoriale di critica al governo. Il capo del governo, Mario Monti, ha dichiarato l’indomani di non avere più l’appoggio dei poteri forti. Il direttore del giornale, Ferruccio De Bortoli, ha firmato oggi un altro editoriale spiegando e non chiarendo quali siano i poteri forti e cosa possono fare nel condizionare il governo. Praticamente sia il presidente del Consiglio che il direttore del giornale parlano di poteri forti come di precise entità cui addossare la responsabilità dei successi o degli insuccessi del governo. Noi non pensiamo che sia così. Da che mondo è mondo chi governa ha a che fare con chi viene governato. Il governo è composto da un limitato numero di ministri, che deve avere la fiducia del Parlamento, pur’esso composto da un limitato numero di rappresentanti del popolo. Il popolo è composto da quelle diverse decine di milioni di persone che fanno la nazione. Almeno è così nelle moderne democrazie. In questa situazione è chiaro che chi governa deve dirigere la vita di tutto il popolo governato. In esso oltre gli individui esistono i rapporti interindividuali, di tipo familiare, amicale, solidaristico, giuridico, economico, finanziario ecc. Insomma il popolo è costituito da individui e da complessi di individui che a vario titolo sono portatori di interessi diversi, e a volte confliggenti. Un governo serio dovrebbe tendere a realizzare il suo programma nell’interesse del Paese, anche quando per caso l’interesse generale si scontri con gli interessi particolari di questa o quella formazione umana o giuridica. Se il governo si fa condizionare dagli interessi particolari di questo o quel gruppo, a scapito del bene comune, è un cattivo governo. Se invece riesce a far prevalere l’interesse generale è un buon governo. Che c’entrano allora i poteri forti? Si può a loro addossare la responsabilità dell’inefficace azione governativa? Si può dire che se un governo perde l’appoggio dei poteri forti diventa più meritevole per questo solo fatto? Vediamo di rispondere. I poteri forti sono un’entità troppo vaga per addossargli la responsabilità di alcunchè. Con quelle due parole si può intendere la grossa industria, il grande commercio, le confessioni religiose, le grandi associazioni pubbliche e private, le grandi categorie di lavoratori, i pensionati ecc. Insomma qualunque aggregato umano e/o giuridico che esprima un interesse diverso da quello degli altri. Anche i partiti politici costituiscono poteri forti. Allora, non ha senso parlare di poteri forti come di entità diverse da tutte le aggregazioni viventi nella società. Non esiste un merito del governo se perde l’appoggio dei poteri forti. Nè il governo ha un demerito se ha il loro appoggio. Ogni governo deve confrontarsi con tutti i poteri, forti, meno forti e deboli, esistenti nella società. Lo deve fare per la sua stessa funzione, e la sua bontà non dipende dagli appoggi o dai mancati appoggi che ottiene. La sua bontà è data dai risultati. Il compito del governo è di governare nell’interesse del paese, non per ottenere il consenso di questo o quel gruppo di potere. Il capo del governo pensi allora a governare bene, e se ne freghi di aver perso l’appoggio dei poteri forti. Non è scritto in Costituzione che egli se ne debba preoccupare. Badi al sodo, e non si faccia distrarre dal gossip politicante.

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