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ILLEGALI ACCESSI "LEGALI" ALLE CASTE

Da pochi giorni è stato pubblicato l’elenco degli ammessi alla prova orale del concorso notarile, la cui prova scritta fu sostenuta dai candidati circa 13 mesi fa successivamente all’annullamento dei primi scritti per motivi tanti discussi ma mai chiariti. In tale elenco sono riportati nomi e cognomi, luogo e date di nascita. A parte che sembra impossibile come molti under 30 abbiano già raggiunto una preparazione tale da poter sostenere la prova orale finale, ma è buffo che digitando un paio di cognomi in google venga fuori che esiste uno studio notarile (nella maggior parte dei casi proprio nella città natia dell’ammesso) corrispondente a quel cognome. Ciò potrebbe apparire normale, poiché sappiamo che in Italia le professioni, a parte casi molto rari, si ereditano (non solo da padre a figlio, ma anche da zio a nipote); addirittura in politica tale passaggio di competenze (incompetenze?) è così trasparente che appare come un fatto legittimo. Andando al sodo, non riesco a capire come mai nessun organo giuridico si sia interessato alla legalità dei concorsi notarili, per i quali è palese che vi sia, ogni trent’anni circa, un passaggio generazionale all’interno di una casta blindata. C’è addirittura qualche capitano del diritto che riesce a piazzare i fratellini in un colpo solo, e magari il nipote al giro successivo…tanto è che viene da chiedersi ma quanti accidenti sono in famiglia! Uno amante della terra, non c’è? Sarebbe interessante poter verificare quanto i commissari hanno realmente “colto” dagli scritti o quanto hanno, effettivamente voluto “cogliere” (magari sotto consiglio di qualche predetto capitano). Il suddetto enigma è praticamente lo stesso che mi piacerebbe risolvere anche in riferimento a molti professori all’interno delle università (ambienti che per la mia professione bazzico più frequentemente rispetto agli studi notarili) dove, troppo spesso, si incontrano soggetti di indubbie capacità a scapito di “non giovani” bracci destri alle prese tra la loro ricerca (quando è possibile farla) e la professione altrui. Per fortuna non è il mio caso, avendo avuto un maestro che, in tutta onestà, sin dall’inizio della mia carriera professionale, mi consigliò sapientemente di abbandonare qualsiasi velleità accademica poiché, senza capitani pronti a pilotare, avrei solo sperato di trovare un vero lavoro dopo anni di ricerca. Signori, ma siamo ancora convinti che gli esami di ammissione a “caste” sigillate siano alla portata del più studioso, del più sveglio, del più meritevole? A questa domanda mi viene da rispondere che non c’è peggio cieco di chi non vuol vedere.

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