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Sono tutti fannulloni i giovani italiani?

Buongiorno, scrivo in riferimento all’articolo di Giampaolo Pansa pubblicato sul sito internet di Libero il 09 Giugno 2012. Scrivo perché sono d’accordo con il dottor Pansa che molto spesso i giovani italiani sono fannulloni, non si impegnano negli studi e neppure cercano un lavoro, che si aspettano di essere assunti solo per il fatto di essere laureati. Sono altrettanto d’accordo che bisognerebbe tornare a fare i vecchi mestieri che noi italiani abbiamo ormai accantonato e lasciato agli immigrati. Tutto questo è molto vero. Credo però che il dottor Pansa abbia una visione parziale del problema. Non siamo tutti fannulloni noi giovani italiani!! E forse non è tutta colpa dei giovani la situazione attuale. Prima di tutto c’è da dire una cosa: il 68 non lo abbiamo fatto noi. Il 68 che ha portato avanti l’idea che tutti dovessero studiare, che tutti, intelligenti e meno, avessero il diritto di laurearsi, abbassando di conseguenza il livello e la preparazione dei laureati, beh… questo non lo ha portato la nostra generazione. Bisogna dire anche che il sistema universitario italiano è spesso e volentieri antiquato, tutto teoria e poco approccio al mondo del lavoro (so di ragazzi che escono da Economia senza aver mai visto un bilancio aziendale). Mentre all’estero la scuola e l’istruzione sono molto più improntate a uno studio connesso alla pratica, fin da giovanissimi si viene immessi nel mondo del lavoro. Non siamo noi ad aver creato questo modello italiano di scuola. Dovrebbe inoltre far riflettere l’enorme e continuo esodo che in questi anni vede migliaia di giovani scappare all’estero. Questi ragazzi e ragazze non vanno là a sorseggiare spritz e a fare tornei di bocce sotto un sole caraibico. Vanno a lavorare. Sono molti laureati in materie scientifiche che portano la loro preparazione ad aziende straniere invece che a quelle italiane. Che enorme perdita per il nostro paese! E qualche domandina del perché succede ciò bisognerebbe farsela. A proposito dei laureati in Lettere mi dispiace leggere quello che sostiene il dottor Pansa. Proprio nel nostro paese, con l’immenso e prezioso patrimonio culturale, i laureati in Lettere potrebbero essere una risorsa preziosa per promuovere questa cultura che tutto il mondo ci invidia (cultura da valorizzare in vista del turismo). Invece in Italia si preferisce lasciar marcire i templi greci e le ville romane. Guardiamo, invece, come il Regno Unito si prende cura del proprio patrimonio culturale. In Inghilterra, per esempio, si preferisce far pagare di più i trasporti pubblici pur di lasciare l’ingresso libero ai musei, e che musei!! La cultura in quel paese ha un posto d’onore. In Italia poi c’è un’ulteriore situazione difficile: i settantenni non mollano, non vogliono andare in pensione. Come fanno i giovani a entrare nel mondo del lavoro se non c’è ricambio generazionale? Inoltre questi signori sulla settantina dovrebbero ricordarsi che non è tanto per merito loro se hanno fatto carriera. Hanno avuto la fortuna di vivere in pieno gli anni del boom economico, gli anni 60. Un ventenne che in quell’epoca si affacciava sul mondo del lavoro aveva molte più opportunità di fronte a sé, e non era per forza necessaria una laurea per emergere. Proporre ai giovani, come sostiene il dottor Pansa, di andare a fare i badanti mi sembra una soluzione da scarica barile. Tutti dovremmo prenderci cura degli anziani però relegare un giovane a questa occupazione significa non voler utilizzare al meglio una risorsa. Sono i giovani che hanno nuove idee, nuovi spunti per creare innovazione in questa Italia stanca. Credo, infine, non siano i giovani a trattare questo paese come un immenso bancomat ma chi, invece, in questi ultimi 50 anni ha ricoperto posizioni dirigenziali, politiche e amministrative limitandosi a prendere senza dare. Non si sono preoccupati di progettare per il futuro, di creare un sistema Italia efficiente e produttivo. Bisogna quindi domandarsi: “Ma i giovani per l’Italia sono una risorsa o un problema?” Da come ne parla Giampaolo Pansa sembra proprio siano un problema. Enrico Dettoni, 29 anni, laureato in Lettere

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