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Berlusconi venga a NOrd est e lasci stare la masnada romana

Caro direttore, le mando questo contributo sperando di sollecitare qualcosa di forte nel centrodestra, imbalsamato. Se non si capisce il NORD EST si perdono le elezioni. Buon lavoro leonarduzzi Confusione è la parola che si insinua nella testa con maggior ricorrenza mentre ci si addentra nei progetti futuri del PDL o di quel che ne rimane. Confusione che rimbomba sempre più forte nelle vie e nei vicoli circostanti e riecheggia con la iniziale majuscola quando si sposta a nord est. I morsi della crisi sono diventati dolorosi, il prof Monti dalla cattedra non capisce l'impresa e, com'era prevedibile, è stato una delusione, il promettente Berlusconi peggio, viste le attese. I due capigruppo, camera e senato, non presero mai in considerazione la forza delle imprese del Nordest, ambedue, pur dirigendo i soggetti fondamentali della politica in parlamento, ove si legifera, non si sono mai sforzati di occuparsi dell'impresa e nemmeno di diventare adulti. Non c'è da sorprendersi se in un momento di crisi in cui i consumi pro capite degli italiani cadono al ritmo del 4% annuo, l'illusione PDL s'incarta su leggi elettorali; partiti-ghirlanda attorno a un simbolo sfiorito; primarie; secondarie; Liste rivoluzionarie, di prescrizione; federazione; accordi su nomine AgCom e Authority; noiosissimi incontri funzionali ad impiegare i perditempo. Retoriche barocche adatte solo a misurarsi con apparati ministeriali e carrozzoni burocratici del tutto simili per mentalità e cultura al passato, alle seconde file della prima repubblica che non hanno creato un posto di lavoro: Gasparri, La Russa, Cicchitto, Mattioli, Landolfi, i fantasmi Giacomoni, Lainati, sideralmente diversi dalla rivoluzione che Berlusconi diffuse a reti unificate Finivest nel '94. Costoro impegnati più a far fuori Fini che a capire il nord est. Una vera rivoluzione comunicativa in un paese malato di politichese. Oggi il PDL ha ripreso di gran lena il linguaggio fumoso dei bei tempi andati, si distingue per la sua incapacità di capire che c'è uno stato che non riesce a ridurre nemmeno di 100 euri la sua spesa corrente di 700miliardi. Se non si capisce il Nordest, se il PDL continua ad incartarsi sulla fuffa delle riforme che non sono capaci di attuare, c'è la sconfitta del polo liberale democratico liberista e c'è la morte annunciata di altre migliaia di imprese e di occupazione per decine di migliaia di persone. Dov'è finito quel famoso contratto fra l'imprenditore e il nuovo partito Forza Italia? Il negozio riguardava la modernizzazione della PA, riduzione su imposizione fiscale e molto altro che risparmio. Malgrado una rappresentanza significativa in parlamento, il PDL paga la catastrofe etica—estetica di un manipolo di attori che hanno avuto una totale incomprensione della questione NORDEST, una completa afasia attorno al problema. Afasia progettuale, programmatica e organizzativa. Tutto confermato in questi giorni in cui i perditempo si autoconvocano per dimenticare il NORDEST. C'è solo una soluzione a tutto ciò. Basta spostare le riunioni da Roma a Treviso, da Roma a Verona, da Roma a Padova o da Roma a Tolmezzo in provincia di Udine, Berlusconi venga sù, verso est e si faccia spiegare dal suo amico Tondo come ha fatto a chiudere l'operazione terza corsia sull'A4 contro i perditempo che volevano affossare il più grande progetto infrastrutturale che la nostra regione conosca dopo la ricostruzione del'76. Tondo ha capito che il ventennio di promesse e di cabaret parlamentare è per tutti finito. Tondo sa che per sopravvivere sarà costretto a misurarsi con le domande inevase del Nord, che da decenni attendono risposta. Caro Berlusconi o capisci il Nord o perdiamo le elezioni, tertium non datur.

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