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La provvisoria necessità del governo Monti

La forza del governo Monti è nella sua provvisoria necessità. Naturalmente non potrà andare oltre la necessità, nè si può sapere quanto durerà. Intanto dura. I partiti, durante l’ultimo governo Berlusconi, erano arrivati a tal punto di conflittualità che non si approvavano più le minime proposte necessarie solo per il motivo che venissero dalla controparte. A questo punto hanno ritenuto opportuno accettare l’invito del presidente Napolitano di dare la fiducia ad un governo tecnico. Così è nato il nuovo governo, la cui vita resta precaria, sottoposta com’è alla condizione di non scontentare l’una o l’altra parte politica, perdendone l’appoggio e quindi andando in crisi. In questa situazione è difficile pensare che il governo possa approvare quelle riforme incisive della struttura statale e della società, di cui abbiamo bisogno. Ben che vada potrà fare dignitosi compromessi tra le parti politiche, ma nemmeno questo è facilmente raggiungibile. Sono molto diversi, infatti, gli intendimenti del centro destra rispetto a quelli del centro sinistra, e all’interno dei due schieramenti non mancano divergenze tra le correnti. Siamo in piena prima Repubblica, almeno per questo aspetto. Vi ricordate di quando la sinistra democristiana stava più a sinistra dei socialisti? Bene, in questo Parlamento la confusione politica non è minore. Ma adesso c’è un’aggravante costituita dal fatto che sono venute meno le ideologie che stavano nei partiti. I partiti di allora non ci sono più. I partiti di ora e i movimenti non hanno le basi storiche e culturali di quelli. Il loro pensiero è leggero, esplicitato in pettegolezzi oratori o televisivi o giornalistici. Il linguaggio della politica ha perso lo spessore di un tempo, privo di case madri. Le scuole di partito non esistono più, e chi le ha fatte non vuole ricordarlo. Questo a sinistra. A destra le cose non vanno meglio, con la tradizione liberale che è andata a farsi sputtanare da Berlusconi e compagni. Monti intanto naviga a vista. Ha riscosso una certa credibilità in Europa tra i tecnici come lui, ma quello che ha messo nel carniere non è risolutivo. Non è vero, come ha dichiarato il ministro Passera, che la parte peggiore della crisi è alle nostre spalle. Temo che non solo non è alle nostre spalle, ma che sarà lunga da sopportare. Tra le cose buone che il governo ha fatto c’è solo la riforma delle pensioni, anche se molto impopolare. Anche per questo i partiti gliel’hanno fatta fare. Un poco di riordino dei conti pubblici, come chiesto dall’Europa, è stato pure fatto, ma la terapia dovrà durare anni. Per il resto in Parlamento e a Palazzo Chigi si vive di compromessi non sempre dignitosi. Per esempio, è stata approvata dalla Camera la proposta di legge anticorruzione ponendo la fiducia, ma il Pdl annuncia modifiche al Senato. Il governo poi avrebbe un anno di tempo per attuarla. Il che vuol dire che questo governo potrebbe non avere il tempo di farlo. Del completamento delle liberalizzazioni non si parla più. Quando il ministro, Patroni Griffi credo, ha voluto mettere un limite agli emolumenti dei dirigenti pubblici, ha dovuto ammettere sconsolatamente di non riuscire a conoscere quanto in effetti guadagnassero. Il fisco, che dovrebbe essere riformato e alleggerito, deve restare pesante e ingarbugliato per permettere allo Stato di incassare quanto gli serve per lo spreco delle spese politiche e statali. Tutti sembrano d’accordo nel sostenere che le spese dei vari rami di amministrazione devono essere ridotte, ma quando si arriva al dunque ogni ministro, condizionato dai suoi collaboratori, pone veti insormontabili alla riduzione delle spese del suo dicastero. La riforma della giustizia, si dice, non è compito di un governo tecnico. Ma le imprese vanno via dall’Italia e gli investitori stranieri ne rifuggono: come si fa ad aspettare due anni per un giudizio di lavoro, o aspettare un anno i pagamenti della pubblica amministrazione? Anche la riforma dell’architettura dello Stato deve aspettare i governi politici. Intanto le leggi vanno e vengono tra le due camere in un percorso a ostacoli simile al gioco dell’oca. In fondo al gioco potrebbe esserci il baratro. E Monti continua a governare. La sua forza provvisoria è la debolezza dei partiti che ancora non vogliono riprendere in mano le redini del governo. Finchè i partiti glielo permetteranno, continuerà a governare con buoni propositi e scarsi risultati.

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