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SI PUO MORIRE PER L'EUROPA?

Caro Direttore, Mi chiamo Francesco Carraro, ho 42 anni, faccio l’avvocato e tengo corsi di formazione e comunicazione. Negli ultimi tempi, di fronte al precipitare degli eventi, mi sono chiesto che cosa sarei disposto a fare per l’Europa. E poi, anche: c’è qualcuno in giro pronto a morire per questa ‘Idea’? Mi sono venute in mente un paio di risposte, tutt’altro che tranquillizzanti, che Le allego. Grato per l’attenzione, Le porgo i più distinti saluti. Avv. Francesco Carraro Si può morire per l’Europa? La domanda è legittima e la risposta duplice. Se il quesito sottintende la disponibilità al supremo sacrificio di sé per edificare o difendere una Patria Comune, il responso è no. Categoricamente, no. Non esiste un solo cittadino ‘comunitario’ che, oggi come oggi, sarebbe disposto a infilarsi una divisa e a calcare un caschetto sulla zucca, con su scritto UE magari, per andare a combattere a rischio della propria vita. Qualcuno potrebbe accogliere con sollievo questa constatazione, interpretandola come un segno di declino dell’aggressività nazionalistica o di una conversione di massa al pensiero pacifista. In realtà, è solo il sintomo di una malattia di cui ci rifiutiamo di ammettere l’esistenza, un cancro che sta corrodendo (realmente) il corpo-apparato dei singoli Stati e (metaforicamente) i corpi dei suoi abitanti. E si avvia a divorarsi il nostro futuro. La malattia, tutta ‘intellettuale’, si chiama Unione europea ed è, non a caso, il parto artificiale di sofisticati ‘intelletti’, i famosi ‘Padri’ che, nel dopoguerra, si dannarono per promuovere un sogno destinato a tramutarsi nell’incubo che ora ci tocca in sorte. Come tutte le malattie, anche la patologia filo-europeista ha una forte componente psicosomatica. E’ iniziata nella testa di pochi per finire col manifestarsi nel fisico, e nella vita, di molti. Sotto forma di miseria, disoccupazione, indebitamento progressivo e fatalmente inestinguibile, disperazione, morte (da suicidio, per ora). Purtroppo, l’idea era ‘malata’, nel senso etimologico di ‘foriera di male’, fin dal principio perché pretendeva di assemblare, a mo’ di meccano, pezzi di storie nazionali eterogenee e inconciliabili per forgiarne un leviatano sovranazionale senza cervello e senza cuore. Non c’è mai stato nulla, sotto il profilo linguistico, territoriale, ‘tradizionale’, ‘mitologico’ che abbia unito i singoli popoli chiamati a costituire la nuova realtà cosmopolita che l’Europa dovrebbe rappresentare. Eppure, il processo storico di evoluzione degli stati nazionali avrebbe dovuto insegnare che le entità giuridiche statuali possono scaturire, irrobustirsi e consolidarsi solo se innervate di passione civica. Quella passione che cementa il vissuto e cesella, fino a farli assomigliare, i sogni di persone differenti desiderose di riconoscersi in qualcosa che le identifichi, che muove da una lingua, da una terra e da una tradizione condivise e approda a un ‘idem sentire’ maturato nel corso dei secoli. Senza tali presupposti l’Europa è, dal punto di vista ideale, un morto che cammina. Non a caso, nel corso degli anni, il magnifico e progressivo Progetto allestito nei Gabinetti delle Elite è stato a più riprese bocciato e rispedito al mittente ogniqualvolta lorsignori si sono arrischiati di sondare la volontà popolare. Persino la costituzione è stata respinta. Eppure, i ‘piccoli chimici’ che lavorano al Grande Disegno Comunitario non si sono dati per intesi. Hanno continuato a secernere la bava collosa del pensiero unico (e allineato) e poi a tessere, come tarantole maligne, la tela dell’unificazione. Non facendo leva su principii, valori, racconti appassionati e appassionanti (non ce n’erano…), ma dando successivi giri di vite alla diabolica pressa burocratica, finanziaria e contabile che ci farà crepare all’insegna del fiscal compact. Ciò è avvenuto contro tutti i desiderata della gente e a dispetto di tutti i segnali che arrivavano ‘dal basso’. Lascia sgomenti la siderale accelerazione che questo processo controintuitivo e antidemocratico ha subito negli ultimi anni. Con l’esponenziale e irreversibile erosione di quote di sovranità nazionale a danno dei singoli partners e con l’accentramento, a tambur battente, di poteri esclusivi ed elitari diritti di veto nelle ovattate stanze dove si decidono i destini di milioni di sudditi: a Bruxelles e a Francoforte. Quando hai perso la sovranità monetaria, la possibilità di stampare denaro o di svalutare la tua moneta, sei, già, di fatto, uno schiavo. E noi lo siamo a tutti gli effetti, perché alla sovranità monetaria abbiamo rinunciato, insieme agli altri componenti dell’Unione. Come altrettanti minorati ‘interdetti’, ci siamo fatti mettere sotto tutela da una Banca Centrale ‘tedesca’, sganciata da ogni possibilità di controllo, sfornita di qualsiasi legittimazione democratica, opaca nel funzionamento, e titolare di tali e tanti ‘privilegi’ da far impallidire quelli della casta contro cui si diletta la retorica dell’antipolitica, così moderna e à la page. Per questo, è patetica, inutile, irresistibilmente vacua una lotta politica nazionale condotta dentro i confini nazionali (che cesseranno, entro breve, di essere tali, non appena il processo di svaporamento delle entità statuali si sarà compiuto). E’ irrilevante chiedersi se il vincitore della prossima tenzone elettorale sarà un esponente del vecchio centrodestra, del partito democratico, dei grillini o di qualsiasi altro soggetto politico dovesse fermentare dalla smania di sopravvivenza dei politici di casa nostra. Servirà solo a dare un nome e un volto a chi poi prenderà un aereo per andare a farsi scrivere il nuovo programma ‘salva Italia’. La ricetta includerà, vedrete, un pacchettino di aiuti marchiato ESM o FMI che ci metterà definitivamente in ginocchio come la peggiore colonia del più infame degli imperi. In definitiva, la prima risposta alla domanda di apertura dovrebbe servire ad aprirci gli occhi. Nessuno di noi sarebbe disposto a morire per difendere un monstrum che non abbiamo voluto, creato, auspicato. L’Europa è un Golem infernale, generato della delirante visione di qualche apprendista sciamano davanti al quale dovremmo genufletterci secondo i sacerdoti della Correttezza, suoi aristocratici epigoni. E’ un ‘mito’ che, da decenni, ci tiene sotto schiaffo grazie a una strepitosa menzogna. E cioè che l’Europa Unita è necessaria per archiviare definitivamente il rischio delle carneficine che hanno insanguinato il secolo breve. Secondo tale vulgata, ci vogliono più Europa e meno egoismi nazionali per impedire altre mattanze. Tramandata da una generazione all’altra, questa sofisticata e ‘orwelliana’ bugia ci ha convinti che, sì, un passetto alla volta, potevamo smetterla di voler essere padroni a casa nostra. E così, un pezzetto alla volta, la casa ce l’hanno smontata. Quelli che stiamo vivendo sono giorni e mesi decisivi, anzi ‘fatali’. Forse, per quanto lanciato a folle velocità verso il baratro, quello dell’Euro e dell’Europa Unita è un treno che può essere ancora rallentato, se non fermato del tutto. Anche perché, non dovesse accadere, il futuro ci riserverà esattamente i foschi scenari che i Profeti del Mercato Comune prima, del Culto di Maastricht poi e dell’Unione Politica ora, dicono di averci voluto evitare: una guerra civile intra europea combattuta da popoli animati dal sogno della secessione e dal desiderio di riconquistare la libertà perduta. Oppure un nuovo Quarantotto di giovani smaniosi di riacquistare la propria indipendenza contro l’Europa della finanza, dei mercati e dei banchieri. Allora ci accorgeremo, troppo tardi, che alla domanda iniziale qualcuno avrà deciso di dare una risposta diversa: sì. Si può morire per l’Europa; per uscirne e tornare liberi. Avv. Francesco Carraro www.avvocatocarraro.it - www.carraroautoreformatore.it

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