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SPALANCARE LE FRONTIERE E' UN SUICIDIO PER L'ITALIA E PER L'OCCIDENTE

Le leggi vigenti non ci consentono di fatto il respingimento degli immigrati irregolari, che, non avendo un lavoro, devono campare di espedienti ai margini della società e spesso, quasi inevitabilmente, finiscono per delinquere. Le nostre carceri già scoppiano. Secondo i dati forniti dal sindacato di polizia penitenziaria, un detenuto costa alla collettività la bellezza di 300 euro al giorno, cosicché per i circa 25.000 immigrati attualmente in carcere, che costituiscono il 36% del totale, lo Stato italiano deve spendere la bellezza di 7,5 milioni di euro al giorno. Traducendo il conto in lire, fanno 15 miliardi al giorno e quasi 6000 miliardi all'anno. Con la stessa cifra riusciremmo a sfamare a casa loro alcuni milioni di persone. Spalancare dunque le porte alle centinaia di milioni di persone che nel mondo patiscono fame e guerre sarebbe un suicidio per noi e non risolverebbe comunque il loro problema. Bisogna mettere in atto misure atte a difendere l'Occidente in via di estinzione dall'onda anomala che si sta per abbattere su di esso a causa dell'enorme divario demografico rispetto ai Paesi in via di sviluppo. L'immigrazione va frenata, limitata ai numeri sostenibili. D'altra parte è necessaria in Italia una politica, ora del tutto assente, di sostegno demografico, o, per meglio dire, di "rianimazione demografica", la sola che potrebbe dare la speranza di un futuro alla nostra civiltà. Il Governo Monti non pare interessato al problema, semplicemente lo ignora. I nostri figli e nipoti si arrangeranno. Il suo orizzonte temporale è assai limitato, circoscritto a un presente istantaneo, e sembra che il futuro del Paese non lo riguardi, se non in termini esclusivamente monetari. Ha in mente solo banche e finanza e aspetta che sia l’Europa a dettargli i compiti per casa. Con i più cordiali saluti.

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