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La censura staliniana è un Fatto Quotidiano

Quasi tutte le testate giornalistiche si dichiarano ufficialmente apolitiche. Questo almeno è quanto recepiamo per voce dei loro direttori ed editori. La democrazia della notizia trova un terreno fertile quando poggia sul diritto-dovere di cronaca perché, Democrazia e Diritto, (due sostantivi decisamente di peso) sono la base per una società che voglia definirsi civile. Strano però, Il Fatto Quotidiano. Il direttorio in perenne travaglio, al fine di garantire la democrazia all'interno del proprio giornale, adotti la censura staliniana. Accade quindi che il commento, pulito e corretto, in calce ad un bloggarticolo di tale Silvio Di Giorgio venga censurato in toto e senza motivo ("Compriamoci l’Europeo!" 11 giugno 2012 ndr). Forse all'autore del testo non è piaciuta la mia schiettezza nell'affermare che trovavo l'articolo "semplicemente banale, senza idee e sgrammaticato...poco degno di essere pubblicato". Egr, Direttore Belpietro, ho 52 anni e da tre sono disocuppato. Faccio parte di una banda di sfigati che nessuno considera: 1.800.000 persone over 45 che nessun vuole più. Non è una condizione facile ma ha i suoi lati positivi. Uno di questi è il tempo. Ho tanto, forse troppo tempo a disposizione e lo trascorro leggendo giornali, rigorosamente in Rete data la carenza ormai cronica di denaro . Rossi bianchi e neri. E' istruttivo! Nessuno è immune da difetti. Trovo "Libero" spesso squilibrato a destra però si legge rapidamente e, soprattutto, non censura. Direttore, ma se i travagli, come fatti quotidiani, sono democratici allora perché le purghe? Dimenticavo "De Facto" evidenzia (in rosso) che: "Per far sì che il sito rimanga un luogo piacevole dove conversare e scambiarsi opinioni in maniera civile ed educata, abbiamo deciso di sperimentare provvisoriamente la premoderazione dei commenti." Che cosa significa "Premoderazione"? Lei Egr Direttore Belpietro riesce a dare una risposta o, forse la dobbiamo chiedere in sala parto?

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