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una storia semplice

UNA STORIA SEMPLICE A 20 anni di distanza “Il Fatto Quotidiano” inizia a svelare inquietanti rapporti tra Stato e Mafia. Rapporti che da 20 indico come elementi complementari di un più ampio disegno. La storia è semplice. Molto semplice. Ed è una storia di puro Potere. Alla fine degli anni ’80 il PCI non poteva ulteriormente sopportare di stare alla finestra, di essere escluso dalle stanze dei bottoni. DC e PSI si spartivano il potere vero, governando i gangli centrali dei sistemi a Milano, Roma e Palermo, capitali di rispettivi diversi sistemi di influenza e di denaro. In quello che seguì, e che caratterizzò l’intero ventennio successivo della storia italiana, la Magistratura ebbe un ruolo rilevante, sbandierando la “Missione” di riportare la politica su un piano etico, e celando la “Visione” di un rinnovato sistema politico che ponesse alla guida del Paese il PCI e i suoi successori diretti. Luciano Violante, magistrato, ex Presidente della Camera, volava spesso a Palermo in qualità di ex Presidente della Commissione antimafia. Immediatamente dopo il termine della sua presidenza alla commissione anti mafia, a Palermo esplose il mondo, con l’assassinio del rappresentante andreottiano in Sicilia, Salvo Lima. Contestualmente con Boselli procuratore capo a Milano, si avviava “Mani Pulite”, che faceva piazza pulita di DC e PSI ma, casualmente, sfiorava senza troppi danni l’ex PCI trasformatosi per tempo in PDS (nuova segreteria, nuova tesoreria, chi ha avuto ha avuto…). Claudio Martelli, PSI, promuove Falcone. IL PSI viene cancellato dalla mappa politica, Falcone viene ucciso. Quel Falcone che voleva tradurre a testimoniare in Italia Gaetano Badalamenti, le cui testimonianze avrebbero contraddetto, se non affossato, quelle di Tommaso Buscetta, sostenitore del teorema “Andreotti capo clan” con seguaci Salvo Lima, Ciancimino, Totò Riina. Falcone muore, Borsellino muore, Antonino Lombardo si suicida (chi lo accusa in televisione di collusione con la mafia è, stranamente, quell’Orlando che sarà per più volte Sindaco di Palermo, come oggi; quell’Orlando iscritto all’IDV che ha per capo l’ex magistrato di punta di Mani Pulite. Un caso, evidentemente). Mentre esplodono le bombe a Milano, Roma e Firenze “qualcuno” sviluppa una trattativa tra Stato e Mafia. L’amico di sempre di Luciano Violante, Caselli, diventa procuratore capo a Palermo sostenendo fermamente il teorema Buscetta teso ad affondare definitivamente i potentati democristiani. Tutto andrebbe bene se non saltasse fuori Berlusconi che, alle prime elezioni, vince. Un Berlusconi in odore di relazioni economiche con alcuni potentati mafiosi, forse più orientati a dare fiducia a un imprenditore concreto (con cui avrebbero già avuto buoni rapporti d’affari) che non a fidarsi dei bla-bla dei politici di sinistra. Tutto il castello di sabbia costruito per assumere il controllo della Nazione crolla. Nasce un anti berlusconismo feroce, totale, assoluto. La Procura di Milano e quella di Palermo sfornano continui attacchi contro Berlusconi avviando indagini, istituendo processi, tutti regolarmente naufragati, regolarmente appoggiati dai magistrati vicini a Magistratura Democratica. A Palermo Andreotti esce assolto dalle accuse intentate dalla procura di Caselli. Mancino (ex presidente del Senato, ex vice presidente della Magistratura, oggi testimone rinviato a giudizio per reticenza) è solo uno degli anelli del sistema (quella DC di sinistra che si alleerà con il PDS prima in forma di Ulivo per poi confluire nel PD). Un sistema che passa da Carlo Azeglio Ciampi, da Oscar Luigi Scalfaro e giunge a Napolitano attraversando un ventennio in cui lo sport preferito dal Quirinale è stato quello di cercare di togliere a Berlusconi la legittimità a governare conferitagli dal popolo sovrano. La storia è semplice: una banale storia di potere. Con troppi morti da rimpiangere.

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