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UNA LEGITTIMA, MA FALLIMENTARE SCELTA DI EUTANASIA

"Senza nonni e asili nido le mamme lasciano il lavoro" è il titolo di un articolo di giornale che mi è capitato di leggere. "Un'età che va dai 26 ai 35 anni", vi si legge, "con una anzianità lavorativa di almeno 10 anni. E' l'identikit della mamma che è costretta a lasciare il lavoro nel primo anno di età del bambino a causa delle difficoltà nel conciliare la vita in famiglia e la carriera". Credo che il problema, che da anni investe il nostro Paese, susciti assai poco interesse. Perché nessun governo se ne è finora fatto carico? Perché maternità e lavoro devono essere di fatto incompatibili? Sarebbero necessari asili e servizi alla maternità come altrove in Europa. In Francia e Germania esiste un servizio capillare di asili, compresi quelli aziendali, che evita alle donne di dover scegliere tra lavoro e maternità. Da noi però tutto tace, si è steso un velo pietoso. Da un'indagine risulta che le donne italiane esprimerebbero il desiderio di avere più figli, e per l’esattezza una media di 2,3 figli per donna, ma sono costrette a rinunciare per incompatibilità tra lavoro e famiglia. La natalità si attesta così intorno a 1,1-1,2 figli per donna, il che significa che ogni 10 famiglie statisticamente solo una o due hanno più di un figlio. Per mantenere numericamente stabile la popolazione nel tempo (quella che si chiama "crescita zero") sono necessari 2,1 figli per donna. La regola del figlio unico (che è pure svantaggiato, perché privato del naturale spirito di competizione che si stabilisce tra fratelli ed è utile nella vita sociale successiva e alla base del successo personale) fa sì che, oltre a perdere una fisiologica capacità di competere, ci dimezziamo numericamente ad ogni generazione. Non intervenire e lasciare le cose come stanno è una legittima ma fallimentare scelta di eutanasia. Con i più cordiali e distinti saluti.

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