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Lettera aperta ad un ipotetico Monsignore

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Eccellenza Reverendissima, facendo tesoro dell'invito del Santo Padre a "non aver paura della verità e considerare i Santi come Agostino compagni di viaggio", pongo una tanto semplice, quanto difficile domanda: perché la "Chiesa" non risponde? Ho avuto occasione di scrivere, come semplice fedele, a Parroci, a Vescovi, a Cardinali e al Santo Padre ma difficilmente, molto difficilmente ho ricevuto risposta. E' evidente che l'insegnamento di Sant'Agostino "per voi Vescovo e con voi cristiano" (cfr. Sermone 340,1) viene spesso, quantomeno, "dimenticato". La segreteria di un Arcivescovo mi ha addirittura ritornato una e-mail (una mia riflessione-domanda sull'ambone) senza una parola. Eppure, sarà per "deformazione professionale" (come ex insegnante è inimmaginabile pensare di non rispondere ad un alunno), io credo, che per un "Padre" o una "Madre", dovrebbe essere una gioia e anche un dovere rispondere ai propri figli. Giovanni Paolo II così scriveva a Vittorio Messori: "Lei mi ha posto dei quesiti, dunque ha in qualche modo diritto ad avere delle risposte". Io credo che sia umano attendersi da tutti una simile risposta. Non è bello essere ignorati. George Bernard Shaw, mi perdoni, affermò che: "Il peggior peccato verso i nostri simili non è odiarli, ma essere indifferenti". E Sant'Ambrogio, nei Discorsi e lettere, II/III, Lettera 74,2, scrisse: "In un vescovo non c'è nulla di così rischioso davanti a Dio e di così vergognoso davanti agli uomini quanto il non proclamare apertamente il proprio pensiero". Mortificato, molto mortificato, devotamente saluto.

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