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Il caso Lusi e la coscienza

Innanzi tutto avrebbe dovuto votarsi per schede segrete. Se il caso Lusi ha suscitato un esame di coscienza é bene che il voto fosse dato per l'intima convinzione e non per le direttive dei gruppi parlamentari. Ma la coscienza é quell'entità imprecisa cui si può attribuire tutto e il contrario di tutto. Così Bersani ha dichiarato che per lui non ci sono privilegiati di fronte alla legge, e tutti, compresi i parlamentari, devono essere soggetti allo stesso modo alla giustizia. Ma così oggettivamente non è. Bastava che il Senato si fosse pronunciato contro l'arresto e Lusi sarebbe libero in attesa del processo. Allora, la presunta uguaglianza di tutti, parlamentari compresi, di fronte alla legge e alle decisioni dei magistrati è una presa in giro. Ci sono casi in cui, di fronte alla richiesta di limitazione della libertà avanzata dai magistrati, l'aula parlamentare risponde di sì oppure nega. E' avvenuto altre volte che ha detto di sì. E' avvenuto altre volte che ha detto di no. La presunta uguaglianza di tutti di fronte alla legge dipende, quindi, da una decisione politica. Stavolta per Lusi è andata male. Come un comune cittadino va in galera in attesa del processo, dal quale potrebbe uscirne assolto. Se non in primo grado, in appello, oppure in cassazione. Intanto va in galera come un comune cittadino. Il Senato coi tempi che corrono non si è sentito di far apparire Lusi un privilegiato. Si é voluto rifare la verginità mandando dentro un suo componente. Bene. Anzi, male. Nessuno, o solo pochi, ha pensato che Lusi non è un comune cittadino. Egli è anche un parlamentare, eletto dal popolo per rappresentarlo nella formulazione e nell'approvazione delle leggi. Quelle leggi che riguardano anche la magistratura. Nullum crimen sine lege. La legge può fare il reato e può abrogarlo, attraverso la posizione o l'abrogazione della norma incriminatrice. Il magistrato che ha ordinato l'arresto di Lusi ha privato l'assemblea parlamentare di un suo membro, eletto in libere elezioni dal popolo. Se ipoteticamente un numero notevole di parlamentari venisse inquisito, e per loro si chiedesse l'arresto e la camera approvasse, si potrebbe verificare la scomparsa di una maggioranza parlamentare e la nascita di una nuova, ma non per opera del popolo sovrano. Solo per opera della magistratura. Quest'ipotesi estrema, cui storicamente si può avvicinare la scomparsa dei vecchi partiti in seguito a Mani Pulite, deve far pensare al male che risiede anche in un solo caso in cui un rappresentante del popolo venga estromesso dalle sue funzioni. Nella nuova architettura dello Stato, di cui si parla, sarebbe necessario ripensare all'immunità parlamentare. Non tanto per non perseguire e condannare i colpevoli, ma per metterli dentro in seguito a sentenze di condanna, alla fine di un regolare processo. La presunzione di innocenza deve valere per i parlamentari come per tutti gli altri.

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