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La spending review non tocca i Professori

Caro Direttore, mentre strozzano il collo a tutto il Paese e soprattutto ai ceti produttivi, i nostri Professoroni, cheti cheti, si accingono a varare l'abilitazione "scientifica" nazionale, cioè l'ennesima infornata di professori ordinari e associati, già pletorici e sotto-occupati (max 96 ore di didattica l'anno) negli atenei italiani, con un opinabile regolamento concorsuale che in buona sostanza è finalizzato a sistemare i soliti amici degli amici. Preso atto del fatto che: l'Università italiana è improduttiva; che i nostri studenti sono i meno preparati d'Europa; che la ricerca, soprattutto nelle facoltà umanistiche, è un puro pretesto per spillare i soldi alla collettività o un raffinato alibi per non seguire debitamente gli studenti; che, in ultima istanza, ricercatori, associati e ordinari ormai svolgono un'identica prestazione d'opera, per carico e qualità del servizio reso; se ne deduce con agio che questa abilitazione è assolutamente inutile ed anzi deleteria in un contesto di profonda crisi economica e di doverosa eliminazione degli sprechi nella Pubblica Amministrazione. Con l'auspicio sincero che il suo Giornale dia il debito risalto alla questione all'oggetto, adoperndosi fattivamente perché questo sperpero venga impedito.

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