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La certezza della Pena e rispetto del principio di umanità della pena

Caro direttore, faccio l'avvocato penalista, Le scrivo perchè ritengo che oggi, nel nostro strano e contraddittorio paese, Lei e pochi altri hanno il coraggio della verità. Difendo un signore condannato con sentenza passata in giudicato a due anni di reclusione per minaccia , resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Lo stesso per precedenti datati non ha potuto usufruire della sospensione condizionale delle pena , che in sede esecutiva proprio perchè inferiore ai tre anni veniva sospesa. Veniva presentata istanza volta ad ottenere la concessione delle misure alternative alla detenzione intramuraria, e con pregevole decreto il tribunale di Sorveglianza di Roma ammetteva il condannato alla detenzione domiciliare per la durata della pena. Il Magistrato di Sorveglianza di Roma con provvedimento inaudita altera parte circa 25 giorni orsono ha sospeso il beneficio , mandando in carcere il prevenuto. Tutto nella normalità se il detenuto non avesse 80 anni , non è autosufficiente , è incontinente affetto da una sclerosi invalidante e progressiva . nell'ultimo colloquio presso il carcere di Latina non gli ho stretto la mano in quanto si era defecato addosso. scusi il termine . Ieri è stato condotto in udienza sulla sedia a rotelle . Ho discusso la causa , volevo abbandonare la difesa . La moglie ultrasettantenne con ansia e preoccupazione aspetta da ieri di poter abbracciare il marito. Guai a che mi viene a parlare di umanità della pena . Guai a chi mi dice che il nostro è uno stato di diritto . Guai a chi mi dice che siamo uno stato evoluto e civile .

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