Cerca

G. Paragone e il bimbo morto in montagna

Ho letto sul “Libero” di oggi l’articolo di Paragone sul povero ragazzino che è morto durante una gita con l’oratorio. Grande tragedia. Chiunque sia genitore si immedesima e soffre, e si immagina l’immenso dolore dei suoi genitori. Paragone ci ha voluto trasmettere il senso del suo smarrimento, sottolineando risolutamente con un “No, cazzo!” gli errori che sicuramente gli accompagnatori hanno, secondo lui, commesso. Bene, questo mi ha fatto proprio cascare le braccia, anzi per trasmettere appieno a mia volta il senso del mio sconforto, mi ha fatto proprio cascare le palle. Ma come, Paragone che è stato un ottimo accompagnatore cattolico di bimbi d’oratorio e scout (bene, bravo, ma non ha imparato niente?), forse non sa che la morte esiste anche per i bambini, magari senza che nessuno ne abbia colpa? Non poteva succedere a lui, quando ancora faceva questo tipo di volontariato? Dove hanno sbagliato gli accompagnatori? Io non lo so, e finché non lo so non posso criticarli. E io sono una persona normale, non un potente giornalista che può distruggere delle persone. Prima di parlare e di giudicare, mi documento, e cerco di farlo presso fonti attendibili. Nelle gite in montagna tutti fanno fatica, fa parte del gioco. Una persona sana non muore per una camminata quando fa caldo. Può avere magari un calo di pressione, rischiare lo svenimento, deve sdraiarsi, se non ha saputo o potuto (inesperienza, voglia di emulazione, mancanza di allenamento, non ha bevuto…) controllare il proprio ritmo. Quanto metri di dislivello erano previsti? Qual era la velocità di ascensione? Chi chiudeva il gruppo? Ma come cazzo si fa a fare di un volontario o di un prete (preciso che io sono un ateo cresciuto in oratorio e che non ho interesse a difendere questa istituzione in quanto tale)) il responsabile di una tragedia senza sapere un beato cazzo di quello che è successo, e secondo me senza neppure sapere un cazzo di come si va in montagna? Tutti maestri, tutti perfetti, a parole. Tutti ignoranti, presuntuosi e intolleranti nella realtà e nei comportamenti. Avrei davvero voluto esprimermi modo più sobrio, ma non credo che questo disgustoso articolo di Paragone se lo meriti. Forse l’autore si è troppo sentito coinvolto ed ha smesso di ragionare. Per un giornalista del suo livello e del suo stipendio non credo sia una buona cosa. Achille Moneta

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog