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A proposito del concorso per dirigenti scolastici

Sta passando inosservata la farsa del concorso per dirigenti scolastici. Che qualcosa di anomalo stava accadendo si doveva capire già dal bando che lo ha regionalizzato ed ha attribuito alle singole commissioni il compito di elaborare le tracce e decidere i criteri di valutazione. Lo Stato che non si fida dei commissari degli esami di maturità e ha imposto fino a ieri regole ferree per garantire la segretezza delle tracce (superate solo quest’anno col ricorso a procedure telematiche), con prove annullate quando queste non fossero state custodite in cassaforte e un rituale rigoroso per l’apertura delle buste che le contengono; lo Stato che impone l’obbligo di rispettare in ogni fase dell’esame regole che ne garantiscano la trasparenza e ne consentano il controllo, dalla collegialità alla esauriente motivazione delle insufficienze, lo stesso Stato dà invece carta bianca e non richiede garanzie ai commissari di un esame ben più gravido di conseguenze sociali (e politiche) come quello per dirigenti scolastici. Ma non è solo il sospetto, fondato, di fughe di notizie o il mancato rispetto delle prassi concorsuali a gettare ombre sul concorso; sconcerta la dura selezione operata, per esempio in Toscana, per mandare agli orali un numero di candidati di poco superiore ai posti messi a concorso. Si è così eliminata la zavorra? Una zavorra strana, se comprende persone con curricula di tutto rispetto, capaci di superare con punteggi altissimi quella prova preselettiva, che non a caso è stata osteggiata in quegli stessi ambienti che non hanno avuto niente da obiettare alle stranezze verificatesi nella stesura delle tracce e nella correzione degli elaborati. Una selezione curiosa, se fra gli elaborati degli ammessi, in mezzo a strombazzature retoriche, inni alla politically corretness, saggi del genere centonario (per il volgo: copia e incolla), compaiono orrori ortografici da "profiqui" (ha riportato 25, come dire 8 e mezzo) a "propio", che da soli giustificherebbero l’insufficienza in un tema di liceo. Elaborati equivalenti per struttura e contenuto, col primo assai meno coerente e scorrevole del secondo, sono stati valutati rispettivamente 25 e 17; in tutti quelli visualizzati, la relazione fra punteggi parziali e voci della griglia (una griglia che per altro è uno sconcio sotto il profilo docimologico) è incomprensibile mentre risulta evidente un aggiustamento a posteriori per giustificare l’ammissione o la non ammissione; un 30 (la votazione massima) con la postilla dello "stilisticamente valido" è stato assegnato ad un elaborato gonfio di retorica e di insopportabile ridondanza ("il DS è garante dell’offerta formativa e perciostesso tenuto a garantire la qualità dell’offerta formativa") con la perla di un "perciostesso" tutto attaccato dopo il quale ci si aspetterebbe un bel "conciossiacosaché"; nell’area di progetto la proposta delirante di ricorrere alla musica per rimediare allo scarso rendimento in matematica è stata gratificata con 23; è stata fatta passare per buona l’idea che si possa pagare col fondo di istituto, che è destinato all’interno della scuola, un corso di aggiornamento tenuto da esperti esterni; e qui mi fermo perché mi pare che ce ne sia abbastanza. Infine gli orali, che per quanto pilotati rischiano sempre di scoprire tante magagne, anche perché non si possono tenere a porte chiuse. Candidati che hanno messo in palese imbarazzo il commissario aggiunto che deve saggiare la competenza nella lingua straniera, costretto a riparare senza successo sul "what’s your name?", mutismo per tutta la durata dell’esame ripagato col 21 che garantisce il posto, castronerie fatte passare con tranquilla nonchalance. Una buffonata che è però coerente con le stranezze nella correzione e valutazione degli elaborati. I concorsi per dirigenti scolastici (presidi, come si diceva una volta) non sono mai stati in Italia un modello di trasparenza e di correttezza. Diciamo che il vaglio aveva qualche difetto di fabbrica. Questo livello di indecenza non si era però mai verificato. Come risultato avremo a capo di istituzioni educative degli analfabeti che si debbono affidare al correttore automatico del computer, plagiari incapaci di scrivere autonomamente una circolare e soprattutto docili servitori delle lobbies sindacali politiche o familistiche alle quali debbono riconoscenza. Il delirio di onnipotenza dei commissari, di chi li ha nominati e di chi avrebbe dovuto controllarne l’operato ha tuttavia fatto commettere errori formali che in uno Stato di diritto impongono l’annullamento della procedura concorsuale: un presidente che si dimette (chissà perché) e viene sostituito da un membro della Commissione che non ha i requisiti per occupare quella carica; presenza nella Commissione di dirigenti sindacali, il che è espressamente vietato dalla legge; elaborati corretti in solitudine da un singolo commissario, quando la correzione deve essere collegiale; esiste infine la prova che almeno in un caso (e, quindi, ipoteticamente in tutti i casi) non è stato rispettato l’anonimato. Ci sarebbe da dire che ancora una volta il diavolo ha fatto le pentole ma non i coperchi: se è infatti difficile tradurre in grimaldello giuridico la consapevolezza diffusa che si sia perpetrata una porcheria in tutte le fasi della procedura concorsuale, per fortuna (non solo degli esclusi ma della società e della scuola) vi sono vizi di forma che consentono di azzerare la prova e ripeterla in condizioni di maggiore garanzia e correttezza formale e sostanziale. Ma il nostro non è più uno Stato di diritto: il Consiglio di Stato, annullando il provvedimento di sospensiva del Tar molisano, ha sentenziato che interesse prevalente è avere comunque dei dirigenti scolastici all’inizio del prossimo anno scolastico, per quanto irregolari siano state le procedure attraverso le quali sono state assunti. Dal canto suo il Tar del Lazio, in una ineffabile sentenza, respingendo una richiesta di sospensiva, recita testualmente: "i ricorrenti …hanno impugnato gli atti di nomina della commissione esaminatrice solo all’esito della pubblicazione della graduatoria degli ammessi agli orali", come se fosse possibile presentare un ricorso prima di avere subito un danno, e poi in seguito: "fra gli interessi contrapposti deve privilegiarsi l’interesse pubblico alla conclusione delle prove"; come dire tout va très bien madame la Marquise. Tutto ciò promette poco di buono riguardo all’esito di ricorsi in attesa di essere esaminati. Io ritengo che interesse prevalente della scuola e della società italiane sia quello di poter contare non solo su docenti preparati ma soprattutto su dirigenti che non giustifichino e rinforzino con la sola loro presenza l’idea di un Paese basato sulle clientele, il favoritismo, la corruzione, in barba alle parole d’ordine di efficienza ed efficacia di cui ci si riempie la bocca negli ambienti ministeriali. Ma forse ciò che si richiede è solo gente che non disturbi il Manovratore e che sia capace di fare all’occorrenza il pompiere o l’incendiario. Livorno, 30 giugno 2012 Pier Franco Lisorini p.s. Chi scrive, dopo 41 anni di insegnamento nei Licei durante i quali è stato Presidente o Commissario in concorsi a cattedre di Storia e Filosofia, Corsi abilitanti, esami di Stato, qualche esperienza di come si valuta un elaborato e si conduce un esame ritiene di averla maturata.

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