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FREQUENZA OBBLIGATORIA ANZICHE' ESAMI SERI: COSI' L'UNIVERSITA' E' SCADUTA

Nell'attuale Università-parcheggio l'ordinamento degli studi sembra pensato per i meno dotati e sembra ignorare del tutto gli studenti con capacità superiori alla media, ai quali non viene concessa alcuna possibilità di metterle a frutto. Mi riferisco alla possibilità di conseguire un titolo accademico, superando gli esami previsti, con le previste propedeuticità, in tempi più brevi di quelli canonici. Ai più meritevoli, a mio avviso, questa possibilità andrebbe data. Nonostante la cosiddetta "autonomia didattica", che in realtà è diventata pura anarchia e che ha portato ad una proliferazione atipica, afinalistica, progressiva e parassita, cioè di stampo neoplastico, dei corsi di studio, molti dei quali fini a se stessi o, per essere più precisi, finalizzati a creare nuove cattedre e nuovi cattedratici, nessuna Università ha mai neppure ipotizzato di dare agli studenti più capaci e motivati questo tipo di opportunità. A mio avviso essa andrebbe riservata a coloro che presentassero una media dei voti sufficientemente elevata, per esempio superiore ai 27 trentesimi, al fine di scoraggiare coloro che, per abbreviare i tempi, decidessero di puntare alla semplice sufficienza e cioè ad una preparazione mediocre. Questa proposta di stampo meritocratico non è compatibile ovviamente con la frequenza obbligatoria e con la filosofia improntata al livellamento verso il basso che pervade l'Università italiana. Si continuerà invece con la squallida frequenza obbligatoria, più dannosa che inutile, con gli assurdi e penosi appelli da scuola elementare che rubano non poco tempo alle lezioni, e con gli esami farsa. Se questi infatti fossero seri, gli studenti si obbligherebbero da soli a frequentare le lezioni, senza dover essere forzati, e per di più si preoccuperebbero di ascoltare e memorizzare le parole dei docenti, anziché chiacchierare e mandare sms, come spesso fanno ora. Perché obbligarli a essere fisicamente presenti alle lezioni? La presenza fisica disgiunta da quella mentale (come nella vecchia canzone di Caterina Caselli "con il corpo sono qui, ma la mente mia non c’è") non rappresenta una condizione né necessaria, né sufficiente ai fini dell'apprendimento, poiché l'unica garanzia in tal senso può essere data da esami più seri. La frequenza obbligatoria è antimeritocratica e sembra essere una giustificazione alla promozione quasi obbligatoria e al pietoso livellamento verso il basso sempre più evidente nelle nostre Università. Con i più cordiali saluti.

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