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La crisi dei debitori: " aiutati fin che il ciel t'aiuta. Dopo si vedrà"

Caro Direttore, cari lettori e soprattutto cari debitori! Ho letto con grande attenzione la lettera sulla crisi del debito pubblicata su questo giornale il 28.06.12 a firma di Bruno Bellocchio. Non sono un economista, ma anni di precariato senza contribuzioni, né guarentigie, e reddito imponibile più ai fini IRPEF che ai fini della sopravvivenza sia del sottoscritto che dei pochi amici rimasti in Italia, ostinati a seminare sogni e speranza su quel foglio di carta tanto sudato in primis dalle mille rinunce ai più piccoli piaceri della vita dei nostri genitori, chiamato laurea con fare altisonante fra le mura universitarie e detto semplicemente pezzo di carta fra le tramezze di qualche call center, hanno permesso al sottoscritto di leggere prima l’analisi del menage a troi Debito- Italia- UE. Già perché se fino a pochi anni fa Italia e debito rappresentavano due facce della stessa medaglia, oggi ritengo che il debito si stia emancipando assumendo sempre più natura autonoma ed indipendente da Stati e Continenti. Una sorta di entità mefitica che in questo momento sta girando per l’Europa e che gli Stati membri stanno cercando di confinare nell’orto del vicino. Intanto la carestia avanza, avviene la rivoluzione post commerciale senza che nessuno ne parli, e imprenditori e dipendenti si confondono nei fatti e nelle disavventure: i suicidi si sostituiscono alla vecchia indennità di buona uscita e il pignoramento diventa una sorta di TFR per il nostro Sig. Debito. I primi perdono le imprese, le case su quali è iscritta l’ipoteca a garanzia dei crediti di impresa, i secondi i posti di lavoro e le case comprate col mutuo. Tutti perdono tutto. Ma visto che nulla si crea e nulla si distrugge questi beni andranno pur da qualche parte? Qualcuno sa dirci dove e soprattutto a chi? Nel nostro piccolo si sgretola la casa, con le sue mura, con i suoi sogni, con le sue aspettative, e con essa migliaia di sacrifici, di sogni e volontà di riscatto: in moltissimi casi sono le nostre famiglie a pagare gli interessi più alti: tensioni economiche che si avvicendano e intrecciano a quelle emotive, sia come persona sia nella coppia o nelle relazioni genitoriale: e poi le separazioni oltre che dal lavoro anche dal partner, con tutti gli annessi e connessi fra obblighi di assistenza e mantenimento. La povertà all’improvviso di molti genitori separati, disoccupati e non. E l’avvitamento continua. Insomma. Il Debito mefitico gira non solo in Europa ma bussa ad ogni porta come un usuraio chiedendo il saldo del conto quando e come dice lui. E si trascina con sé la maggior parte di noi che non è attrezzata a tanto. Le fasce più deboli. E Mentre qui dilaga la peste come in un racconto inedito del Decameron di Boccaccio, da qualche parte in qualche castello vetrato si discute, si parla, si narra, si brinda, e fra un pasticcino ed un bicchiere si interviene col righello disegnando a tavolino le sorti degli Stati. Qualcuno ricorda i confini degli Stati d’Africa col neocolonialismo? Il righello si sposta. La UE e Shengen più che funzionali alla libera circolazione delle persone e delle merci sembra la piattaforma per l’esodo di massa dei nuovi poveri e dei debiti. E fra essi infiltrate girano le ricchezze. Ricette ne sono state date, comprese quelle contenute nella lettera del Sig. Bellocchio. Ma la sensazione che ho e che penso abbiano in molti è che alla fine sia il Debito stesso a decidere come e quanto svilupparsi. Qualche magnate pronto a redimere la razza debitoria sicuramente è già pronto. Sarà ben vestito in giacca e cravatta e modi gentili ed affabili. Saremo costretti dall’emergenza ad accettare in nome della salute pubblica sacrificando quella privata. E proprio per evitare che i posteri e qualche entità futura leggano le ricette che sono state date e si chiedano come mai il medico non le abbia somministrate all’ammalato abbiamo il diritto ed il dovere di chiedere, sapere ed ottenere le informazioni e le risposte: - Perché non facciamo come il Giappone comprandoci il nostro debito pubblico? - Perché tutta questa burocrazia? - Perché passano sempre leggi sulle pensioni, sulla riforma del lavoro e quant’altro e mai niente su anticorruzione, falso in bilancio, trasparenza reale nella P.A. e nella Politica? - Perché continuano a chiamarci giovani anche se abbiamo fra i 30 e i 40 solo perché siamo disoccupati o precari e non possiamo avere figli o una casa in cui andare a convivere perché soldi per sposarsi non ce ne sono? Possiamo ingannare l’ipofisi ma non l’INPS al momento dell’estrema unzione più che della pensione? - Perché le tasse vengono utilizzate sempre meno come demiurgo di redistribuzione del reddito e sempre più come diritti ed accise doganali sulla vita? - Perché quando guardiamo qualche telegiornale abbiamo la sensazione di una patina velata fra noi e la notizia? - Perché il precariato investe tutti e mai la politica? - Perché alla grandi domande della vita ci rispondono non rispondendoci perché siamo passibili di demagogia? - Ci meritiamo tutto questo? - Errare humanum perseverare diabolicum? Ma se non è vero che chi sbaglia paga, perché chi persevera fa pagare sempre gli altri? Insomma sembra che l’unico imperativo sia tenere alto, più del morale lo spread. Mio nonno mi diceva che il maiale si fa ingrassare prima di convertirlo in piacevole alimento.

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