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Considerazioni sul debito pubblico italiano

Caro Direttore, da vecchio dirigente del Ministero dell’Interno, in pensione da oltre diciannove anni, mi sono sentito ispirato a scrivere una lettera aperta dedicata al Prof. Monti, che ho il piacere di sottoporre alla Sua cortese attenzione, quale mio modesto contributo alla chiarezza, che ho l’impressione non appartenga più alla nostra società. Frattanto, La ringrazio per l’attenzione e Le porgo distinti saluti. (Giuseppe Colbertaldo) Il Prof. Monti avrebbe detto agli Italiani: “ Basta tirare a campare “, che tradotto nel suo linguaggio potrebbe anche essere così interpretato: “ è sufficiente tirare a campare nella confusione in cui vi abbiamo costretto “. La risposta del popolo potrebbe essere la seguente: “ Caro professore, La smetta di tirare a campare nel caos totale in cui anche Lei naviga “ Prima di parlare, lui ed i suoi ministri, sarebbe opportuno che si informassero bene dei fatti, chiedendo adeguate notizie agli addetti ai lavori che erano attivamente presenti negli anni settanta. Il ministro Passera, ad esempio, ha sparato una grossa frottola dichiarando che i Comuni non sono sostanzialmente indebitati ma è lo Stato che, al contrario, ha accumulato un grosso debito pubblico. Il caro ministro Passera (di cui non conosco l’età, che peraltro non mi interessa) all’epoca in cui ha avuto origine l’indebitamento dello Stato (anni settanta) o non era ancora nato ovvero era ancora un bambino, appartenente ad una famiglia benestante che gli consentiva di vivere nella spensieratezza puerile. Ho motivo, pertanto, di ritenere che la frottola da lui inconsapevolmente sparata potrebbe essere frutto di indottrinamenti ricevuti da mentitori dai quali sarebbe bene che si tenesse lontano! Io sono in grado di informarLa con assoluta lucidità, caro ministro, circa gli avvenimenti dell’epoca, non soltanto perché negli anni settanta avevo già 43 anni, ma anche perché ero un funzionario dipendente dal Ministero dell’Interno, peraltro molto impegnato nello svolgimento di una notevole quantità di incarichi d’istituto di varia tipologia, soprattutto nel campo dei controlli. Per vent’anni ho esercitato, tra l’altro, il controllo degli atti e dei bilanci di Comuni, Ospedali, Opere pie, Consorzi ed Enti di vario tipo; quel controllo era anche di merito, nel quadro della esigenza imprescindibile di seguire costantemente l’attività di tali Enti, al fine di verificare la compatibilità delle loro decisioni con la situazione economica del Paese. Per un ulteriore periodo di oltre vent’anni, successivi all’istituzione degli enti Regione, nella veste di componente, alternativamente di ben tre Sezioni decentrate del Comitato regionale di controllo (Pisa, Livorno e Prato) su designazione del Commissario di governo competente, ebbi modo di sperimentare la nuova tipologia di controllo (di sola legittimità), provando grave disagio, particolarmente nei primi anni, per la presenza di tanti personaggi nominati dal Consiglio regionale soltanto in funzione della loro appartenenza a questo o quel Partito (molti dei quali ex sindaci, assessori, e consiglieri, cessati dalla loro attività), seppure ignoranti sul piano economico-giuridico. Lo sfascio della Pubblica Amministrazione ha avuto inizio proprio in quegli anni e si è ulteriormente aggravato grazie all’assoluta irresponsabilità della classe politica, che ha sperperato allegramente il denaro pubblico, frutto della ricchezza prodotta da chi lavora ed ha sempre lavorato, e si è attribuito, senza neanche sentire il dovere di interpellare il Popolo “sovrano”, una rendita parassitaria stabile ed a vita, che pretende di difendere vergognosamente anche nell’attuale situazione di grave crisi economica che ha ridotto in miseria tante famiglie. Il Prof. Monti, quale extraparlamentare imposto dal Presidente della Repubblica, che lo ha anche nominato senatore a vita e che, a mio modesto avviso, è andato oltre alle prerogative attribuitegli dalla stessa Carta costituzionale ( seppure richiamabile, tuttavia entro certi limiti, tenuto conto della presenza in essa di tante contraddizioni ), non rappresenta assolutamente nessuno se non il consociativismo politico, che non essendo stato in grado di esercitare le sue funzioni di governo, seppure mantenendo i responsabili saldamente legati alle loro poltrone parlamentari, le ha delegate ad altri, assolutamente sconosciuti dall’elettorato italiano e appartenenti peraltro, anche alla società dei banchieri, che è quella che regola il mercato finanziario, non certamente per scopi di umana solidarietà ma, ovviamente, a proprio beneficio e che non è in grado di conoscere (perché non le vive e non le ha mai vissute) le difficoltà oggettive in cui sono costretti a vivere moltissimi pensionati, nonché la gran massa dei lavoratori dipendenti ed autonomi. Volendo essere assolutamente chiaro, come rientra nel mio costume, mi sento in dovere di poter affermare che non avrei mai accettato l’incarico attribuito al Prof. Monti, neanche se mi avessero offerto un compenso pari a dieci vitalizi attribuiti a parlamentari la cui nomina ha avuto la durata di soli pochi giorni. La mia coscienza me lo avrebbe impedito, abituato ad essere sempre disponibile a svolgere qualsiasi incarico, anche rischioso, al servizio della collettività nazionale, senza mai chiedere se ne fossero conseguiti eventuali benefici, tanto più se consapevole, come nel caso di specie, di non poter mai intervenire per abolire i costosissimi benefici di cui godono, non soltanto i parlamentari ma anche i consiglieri ed assessori regionali, provinciali, comunali, nonché tutti quei politici che occupano poltrone di vario tipo presso Enti inutili, quali ad esempio i cosiddetti Consorzi di bonifica, che impongono tributi illegittimi e manovrano centinaia di milioni di euro. La classe politica che conosciamo non merita alcuna fiducia e deve essere messa definitivamente al bando, seppure democraticamente, attraverso le consultazioni elettorali e senza alcuna inaccettabile violenza. In mancanza, il popolo italiano non si illuda di poter mai sperare nel legittimo conseguimento della propria Sovranità. Il prof. Monti, nel corso delle sue più recenti esternazioni ha detto che l’Italia deve considerarsi un Paese in guerra (forse a causa dello stato di tensione esistente tra il governo da lui presieduto e le vittime designate), ma che i risultati della strategia si vedranno certamente tra qualche tempo. Questo è uno dei punti che mi fa trovare assolutamente d’accordo con il suo pensiero, con la differenza che quei risultati molto probabilmente saranno disastrosi per gli italiani, che si troveranno con un debito pubblico più elevato, non certamente a lui imputabile, dal momento che non gli è stato consentito di poter usare il bisturi per estirpare il “male oscuro”, rappresentato dall’altissimo costo della politica che dovrebbe drasticamente essere ridotta di almeno il 90 %. Quel bisturi, al contrario, ha danneggiato purtroppo tanti organi sani. I giovani, pertanto, si ritroveranno ancora con le Regioni, con tante Province, con troppi Comuni , nonché con moltissimi Enti pubblici economici inutili, ma con una prospettiva più nera che interesserà non più due generazioni, ma almeno tre. Chi è di questo avviso, si esprime con la massima serenità perché aveva previsto il disastro che avrebbe colpito il popolo ad opera delle Province e dei Comuni la cui spesa era improvvisamente esplosa con la complicità irresponsabile, seppure in buona fede, delle stesse Regioni, che venivano a contribuire anch’esse a quell’esplosione e che avevano forse visto chi esprimeva quell’avviso come un “ uccello del malaugurio ”, di cui non tenere alcun conto. Proprio in relazione alle maturate esperienze, sento il dovere di suggerire ai giovani e alle donne di voler contribuire, con il massimo impegno, all’iniziativa per la costituzione di un Fronte popolare per la liberazione dalla “Partitocrazia”, da presentare alle prossime consultazioni elettorali, i cui costi saranno contenuti entro ristretti limiti statutari.

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