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LE SOLITE AMARE CONSIDERAZIONI

LE SOLITE AMARE CONSIDERAZIONI - MA NON VOGLIO ESSERE IL MORALISTA DI TURNO (Ve ne sono già troppi in giro) Insegno costruzioni e tecnologia delle costruzioni in un istituto per geometri, abito a Calolziocorte prov. di Lecco e recentemente sono stato inviato in missione a Mantova per espletare la funzione di commissario esterno agli esami di Stato. In tale occasione, terremoto e tempo permettendo, ho percorso ben 2.500 Km, visitando vari musei in diverse città e centri minori come Sabbioneta, ecc. sino a Ravenna, Lunigiana, Parma Ferrara e Modena, degustando nel contempo anche alcuni piatti della tradizione culinaria locale. Tuttavia devo sinceramente ammettere che noi Italiani conosciamo l'Italia veramente in modo assai superficiale e spesso solo per luoghi comuni. Il patrimonio artistico italiano e lo stesso territorio in cui è di fatto incastonato è di incommensurabile valore e bellezza sia per qualità che per quantità di ambienti naturali e di opere d'arte, per non parlare delle varie specialità e tradizioni culinarie che spesso e non meno dignitosamente, affondano le loro radici nelle più remote tradizioni storiche e culturali di un lontano e glorioso, ma mai sopito passato. Tuttavia, in quasi tutte le città in cui mi sono recato, mi sembra di percepire un malcelato disprezzo per questa ricca e stupenda eredità, fondamentalmente per una serie di svariate e spesso anche complesse ragioni. 1) L'italiano medio, anche di buona "istruzione", ha generalmente una scarsa consapevolezza del valore culturale delle opere d'arte in cui spesso si trova a convivere giornalmente, magari anche a stretto contatto. Inoltre mi sembra che provi anche un profondo disprezzo per la propria eredità culturale, forse perché risulta spesso legata a doppio filo al cristianesimo. Prova ne sia che gli italiani presenti a tutti i musei visitati erano praticamente inesistenti. Ho recentemente conosciuto alcuni turisti cecoslovacchi, ex operai, con scarsi mezzi economici e con un budget limitato ad una settimana di vacanze estive a Mantova e dintorni, ma che possedevano una preparazione culturale veramente profonda su tutti gli aspetti dell'arte e della cultura italiana in generale. Tali conoscenze risultavano talmente approfondite ed appassionate a cui io architetto, devo veramente inchinarmi. 2) Sono un docente, e possiedo una tessera di riconoscimento emessa dal Ministero della Pubblica Istruzione Ricerca ed Università, ma non ho mai avuto la benché minima riduzione all'ingresso di un qualsiasi museo, se non a Sabbioneta (di 2 euro), ma spesso per non essere additatati a dipendenti pubblici ed in particolare a dei docenti sarebbe stato molto meglio nasconderla. D'accordo che oggigiorno un docente gode di pessima reputazione a partire dai ragazzi e dalle loro famiglie, ma anche lo Stato spesso ci mette la sua parte anche in queste piccole cose e non solo nelle retribuzioni che spesso a detta di amici colleghi stranieri, risultano più basse anche di alcuni paesi del terzo mondo. Vorrei ricordare che negli Stati Uniti ed in molti altri paesi anche Europei molti musei possono essere visitati gratuitamente. Negli Stati Uniti spesso vi è un interesse quasi morboso a tutto ciò è Italiano, specie nell'arte, nel design, nella moda, nei motori. ecc.. 3) Girando in automobile, spesso mi accorgo che nei luoghi di notevole interesse paesaggistico, non vi è il benché minimo spazio di sosta per scattare qualche fotografia, ma è necessario tenere occupata la sede stradale con il pericolo che può derivarne alla circolazione. Mi riferisco al Passo della Cisa e ad altri passi specie appenninici, ma anche in alcune strade di pianura, lungo il Po e litorali. Purtroppo sulle scarpate di tanto in tanto affiorano dei sacchi di spazzatura gettati illecitamente da chissà quale incosciente. Per ovviare a tali inconvenienti propongo ai vari comuni di dedicare maggior attenzione alle proprie bellezze anche naturali, creando degli spazi di sosta appositamente attrezzati e gestiti dalle locali pro loco, magari anche a pagamento, come in alcuni luoghi della Svizzera e possibilmente controllati anche da webcam. 4) Vi è scarsa considerazione della valenza storico-culturale di alcune opere d'arte, che hanno fieramente resistito al passaggio delle più feroci orde barbariche di un ormai remoto passato, ma che ora sono pesantemente umiliate nella loro più intima essenza: mi riferisco per esempio a molti monumenti integralmente ricoperti da una ragnatela di fili elettrici e telefonici e cartelloni reclamistici, come spesso risultano molte nostre famose cattedrali e monumenti, per non parlare dello scempio perpetrato da un abusivismo edilizio strisciante, diffuso e mai adeguatamente punito. Per esempio la chiesa Romanica di Filetto in Lunigiana che oltre ad essere ricoperta da cavi risulta oscurata in parte da grossi cartelloni pubblicitari per cui scattare una fotografia da certe angolazioni diventa un'impresa ardua. In altri casi vi sono piloni dell'alta tensione collocati nelle posizioni più inappropriate es. nella fortezza di Pontremoli e così in molti altri luoghi di notevole valenza artistico-ambientale. Ma basterebbe girare pazientemente per l’Italia per raccogliere un dossier gigantesco di ferite assai più profonde e spesso irreversibili, al patrimonio artistico ed al paesaggio. 5) Non vorrei infine dilungarmi sullo stato di conservazione precario in cui versano molte opere d'arte, aggravate in questi ultimi tempi anche dal sisma e dalla perdurante crisi economica. Per la rapida economica ed efficace sistemazione di tali opere proporrei una limitata gamma di protocolli e capitolati speciali tipo, adeguati alla tipologia di opera architettonica da riparare, molto più snelli e svincolati in parte dalle molte pastoie burocratiche spesso imposte pretestuosamente da molte soprintendenze e dietro le quali spesso si celano interessi del tutto particolari. Vorrei amaramente concludere con queste parole, che se ben ricordo sono state pronunciate da qualche famoso personaggio che ora non ne ricordo il nome, ma che ritengo in questi frangenti assai appropriate. “UN POPOLO CHE RINNEGA LA PROPRIA CULTURA, NON PUÒ CHIAMARSI POPOLO”. Invece in cuor mio penso, che se non recupereremo al più presto la nostra identità storica e culturale, non riusciremo mai più ad uscire dal guado morale ed economico in cui oggi ci troviamo, ma saremo giustamente travolti da nuove culture emergenti, come già ci accadde del resto nel lontano 476 d.c. ai tempi dell’impero Romano. CALOLZIOCORTE 13/07/12 DARIO G. RONCHETTI

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