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Sensazioni d'estate da Marittima: all'ombra del carruco

Sensazioni d’estate da Marittima: all’ombra del carrubo In effetti, non soltanto ombra e frescura gradevole, si ha la sensazione di immergersi in una piccola oasi balsamica, che riverbera gli odori gradevoli, autentici e genuini, di cui l’andante stagione è intensamente pregna. Le foglie, di struttura regolare e armonica, quasi che siano state sagomate da mano artigiana, veleggiano al vento, salde e resistenti. Insieme con esse, grappoli innumerevoli, meglio ancora, caschi di frutti, le carrube, penzolano elastici da rami e rametti: al primo spuntare, con tonalità verde, poi assumendo, man mano, un colore marrone, progressivo da chiaro a scuro intenso, intanto che il succo umorale della polpa è assorbito poco a poco dai raggi forti e assetati del sole. Si pongono all’osservazione fantasiosa, tali grappoli, in certo qual modo alla stregua di ciondoli, pendenti di corallo di rara sfumatura, mirabilia a piena aria, al pari delle magnifiche infiorescenze dei fondali, opera di mano grande e di arte imperscrutabile. E’ assai piacevole sostare, adagiarsi alleggerendo la mente, ai piedi di questa pianta del giardino dietro casa, eccezione assoluta, nella sua specie, rispetto al prevalente e dominante boschetto di pini giganti e baldanzosi. E’, inoltre, stupendo e magico penetrare con lo sguardo e con i pensieri il labirinto di rami e foglie, immaginaria scacchiera o dama costellata di minute finestrelle libere e dischiuse verso l’azzurro del cielo. Su siffatto “specchio”, giungono a sfilare innumerevoli momenti, figure e personaggi, solo all’apparenza di ieri, in realtà avulsi dal tempo e dalle stagioni, tuttora di straordinaria, anche se non fisica, attualità: fra tali sequenze, i volti marcati, accentuati, rugosi ed espressivi di due nonni, dai nomi di battesimo eccezionalmente inizianti con la medesima lettera, e però, in tutto il resto, diversi, agli antipodi l’uno dall’altra. Il primo era solito tramandare ai nipoti bambini, in rigoroso idioma dialettale, una serie di “cunti “ (racconti), i cui contenuti rispecchiavano, in genere, vicende reali. O, in alternativa, sciorinare filastrocche come: “Sotto la cappa del mio compare, c’era un vecchio che sapeva suonare; sapeva suonare le ventiquattro, uno due, tre e quattro” e, ancora, “caddrina zupputa, furtuna nun n’ha” , da tradursi “una gallina che è zoppa, non può essere fortunata”. Nell’ultimo sciogli lingua, interveniva talvolta, non casualmente, la metamorfosi dell’aggettivo “zupputa” in un altro, “futtuta”, con allusivo cambiamento di situazione e concetto. Fumava, detto nonno, il sigaro toscano, alla sarda, cioè tenendo, sistematicamente, in bocca il lato acceso e infuocato: a suo dire, così tirava meglio. Il buon uomo è arrivato a campare sino a centodue anni e mezzo. La nonna vantava una mente, per lo meno una memoria, finissima: ricordava tutto, non solo nomi e date di nascita di figli, genitori, nipoti, familiari, parenti e paesani, ma addirittura le date dei battesimi, i nomi dei padrini e gli eventuali commenti del parroco che somministrava i sacramenti. Sotto il carrubo, gli eventi del mondo, le diatribe politiche, la crisi economica e finanziaria, il gossip, le distrazioni, i discorsi, le notizie e le cronache, sembrano dileguarsi, annebbiarsi e quasi squagliarsi per effetto, misterioso, semplicemente di quel mantello di verde e di fronde svolazzanti ai refoli del vento. E filtrando attraverso i piccoli squarci tra foglia e foglia, tra ramo e ramo, lo stesso frinire delle cicale riecheggia acquietato e per niente fastidioso, lasciando residuare spazio e agio silenzioso affinché gli occhi di chi indugia ai piedi della pianta si voltino a scrutare e si posino sulla non lontana distesa del mare. Quest’ultimo, di suo, sembra corrispondere, profumando con aerei effluvi di salsedine, non soltanto la chioma e il corpo esteriore, ma pure le radici e l’anima del sempreverde e prediletto carrubo. 13 luglio 2012 Rocco Boccadamo Marittima (Lecce) e.mail: rocco_b@alice.it

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