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LA CULTURA DELLA VITA

Spett.le Direttore, Alla cultura della morte bisogna rispondere con la cultura della vita. Pochi giorni fà ha fatto notizia un ospedale italiano in cui è scattato l'allarme della "ruota" che ha annunciato il salvataggio di una nuova vita. La "ruota" ha origini lontane! Questa consente ad una madre che decide di non crescere il proprio figlio, di permettere che possano farlo altri, garantendogli il diritto di vivere. Una volta i bambini appena nati che venivano abbandonati, venivano lasciati fuori dalle porte dei conventi o delle chiese col rischio che potessero essere ritrovati troppo tardi. Di conseguenza vennero ideate le prime rudimentali "ruote della fortuna", altro non erano che una sorta di girello che metteva in comunicazione l'interno e l'esterno del convento, solitamente ricavati presso ingressi secondari ove una madre che si ritrovava nelle condizioni di dover rinunciare al figlio poteva avvicinarsi senza timore di essere vista, lasciare il figlio ed andarsene senza problemi ma consentendo al bambino di essere subito assistito. Negli ultimi anni la ruota si è evoluta ed ora ci sono alcuni ospedali che offrono questa forma di servizio in cui ad accogliere i neonati c'è una termo culla e l'allarme scatta immediatamente appena la madre si allontana. Non solo ruota, ci sono anche altre alternative, non tutti sanno che la gestante può partorire in ospedale e decidere quindi di andarsene senza il figlio senza problema alcuno. Queste opportunità servono a contrastare l'orrendo fenomeno di abbandono di neonati nel cassonetto, sono però misure poco conosciute, cosa fanno i nostri politici per promuovere la vita? Queste misure sono anche un'alternativa all' aborto. Quando invece la rinuncia al figlio è condizionata da motivazioni economiche, fanno abbastanza le istituzioni per aiutare la madre a crescere il proprio figlio? Vogliamo cominciare seriamente a divulgare la cultura della vita? Cordiali saluti, Loris Dall'Acqua Poggio Berni (RN)

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