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NICOLE UNA DI NOI

Quando i problemi di un partito e dei suoi vertici, in un momento in cui un'intera nazione si inclina peggio della Costa Concordia, si chiamano Nicole Minetti occorre dichiararne, subito e senza più bisogno degli esperti, la morte cerebrale. Quando poi a siffatte preoccupazioni, tali da spingere il segretario del partito all'uso dell'imperativo, si aggiungono le anticipazioni del presidente di quel partito alla stampa tedesca, dai contenuti tutt'altro che equivocabili, su temi e questioni ignote ai più alti vertici, ebbene siamo ben oltre il capolinea di qualsiasi accettazione, od abdicazione alla "ragion di stato", che un tesserato normale possa sopportare. O c'è e si esige reciprocamente il rispetto, delle regole, della persona ed anche delle forme e dell'educazione, anche in un partito che seppur "personalistico" de facto - come altri presenti nel panorama nazionale italiano, preme sottolinearlo - non lo è affatto per statuto, o si accetta apertamente  - ed amareggia ammetterlo - di stare militando in un organizzazione politica dove l'uso della parola democrazia e partecipazione è assai improprio, ridotto a pratiche superate,nei metodi, addirittura da quelle dei partiti del primo novecento, dei quali non poco c'è da riscoprire e rimpiangere. Il Pdl non è più soltanto la casa di chi come il buon Riccardi non vi ha trovato neppure più l'atmosfera da manicomio circondariale che avevamo in An, dove discutere tra noi o con i vertici equivaleva pressapoco a parlarsi allo specchio, ma di tutto coloro per cui la parola libertà - intesa personale, della dignità ed intelligenza della persona prima che declinata in società, in politica ed in politica - acquista un valore irrinunciabile con limiti ben precisi oltre i quali c'è soltanto il suo contrario. Fare politica impone accettare regole e contesti dove le libertà si restringono spesso non poco se le finalità e gli scopi sono ritenuti necessari e condivisi, quando scopi e finalità non sono più comuni ne più comprensibili e condivisibili la libertà prevalga allora in tutta coerenza ed impeto. Il Pdl non è soltanto Silvio Berlusconi ma è anche Nicole Minetti. Accettandone candidatura ed elezione essa è alla pari di qualunque altra carica di questo partito. Anzi di più. Essa è il Leader e l'emanazione pratica ed anche l'ostentazione del suo potere, è l'idea incarnata del merito che ha il Leader e che egli ha applicato al partito, è la fotografia in cui oggi l'uomo della strada riconosce la classe dirigente del Pdl a sacrificio e vilipendio della provenienza, del merito, del lavoro, delle difficoltà di migliaia di anonimi amministratori e dirigenti di tutta Italia, anche a Lucca. Chi getta a mare la Minetti oggi si prepari a seguirla, sia per la forma usata nel tentativo di gettarla a mare - con il classico vile metodo del lavoro sporco affidato, addirittura, alle attenzioni di un segretario nazionale che non ha esitato un solo istante a farsi sgherro, peraltro scarso - sia nella sostanza, perché di Nicole ce ne sono tante, non soltanto donne, non soltanto a Milano, non soltanto esclusiva del leader maximo. La Minetti è una faccia della moneta di questo modo di intendere la politica, fatta di clientele e personalismi senza controllo, che ci siamo illusi di poter cambiare nella politica italiana, quasi ne fossimo immuni. La Minetti oggi figlia di nessuno, orfana di padre, è forse il risultato più vile ed ingiusto del centro destra e del suo Leader fideiussore, secondo soltanto in ordine di gravità al fallimento della politica di governo. Nella sua innocente parabola c'è quella destinata a breve a tanti tra noi, lontani da tutti i vertici, meno innocenti e certamente più bischeri. Vittorio Fantozzi Sindaco di Montecarlo Iscritto al Pdl Ex An Classe 1978

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