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LO SCRIGNO DELLA GIUSTIZIA ED I NOSTRI FIGLI

Lettera al Ministro Severino LO SCRIGNO DELLA GIUSTIZIA ED I NOSTRI FIGLI Durante la civilissima protesta contro la chiusura del Tribunale di Lamezia Terme, così come altri colleghi e cittadini comuni, ho ritenuto opportuno portare con me in quel presidio di legalità i miei figli di uno e cinque anni. Ho pensato che era bello, in un ambiente di persone perbene, fargli conoscere il mio mondo, fargli respirare quell’aria, quel clima fatto di rivendicazioni, ma anche e soprattutto di diritto e legalità. Ho spiegato al più grande che in questo luogo, ogni giorno, viene applicata la legge contro i soprusi, le illegittimità e le illegalità. Gli ho detto: “Qui si viene per chiedere ed ottenere Giustizia. Questo è il cuore della città, qui viene pompato il sangue che scorre nelle vene della città e dei suoi segmenti produttivi e sociali”. Quando esco, ogni giorno, pur triste perché mi allontano da casa, lo vedo ora più felice, perché, a modo suo, sa ed ha colto che vado in un luogo dove si tutela il bene di tutti: la Giustizia. Quando passiamo da Piazza della Repubblica è contento, sa che lì c’è “lo scrigno della Giustizia”: il Tribunale. Nella sua mente, seppur con tutti i limiti, le fantasie e le ricostruzioni di un bambino, sono entrati nuovi vocaboli, prima vissuti solo nei cartoni animati: giustizia, legge, uguaglianza, lotta contro i cattivi, vittoria del bene. Essendo estate esco di più con lui la sera, si diverte, vede una città bellissima che vive e pulsa grazie ad i suoi negozi, alle sue tante attività, alla sua onestissima gente. Gioca con altri bambini, ammira le nostre ricchezze: l’ospitalità e la cordialità. Purtroppo però, in queste giornate, altri nuovi vocaboli è stato costretto ad imparare. L’altra sera, mentre era sulle giostrine in pieno centro, su Corso Numistrano, ha assistito ad un violentissima aggressione. Due persone, incuranti di tutto e tutti, hanno aggredito un malcapitato. Per venti minuti, senza che nessuno di noi si potesse muovere, perché tutto (compresa la mia auto) era bloccato, si sono susseguite scene scioccanti, sangue per terra e sulla testa di uno di essi, botte da orbi. Le forze dell’ordine (in una perenne carenza strutturale di organico) sono riuscite ad arrivare solo dopo che gli aggressori si erano dileguati. La mamma appena lui è sceso dalla giostrina lo ha portato lontano ma, seppur per pochi istanti, nella sua testa di bambino è entrata la violenza gratuita, la vigliaccheria, il sangue vero, il sordo rumore degli schiaffi, il pianto della moglie dell’aggredito. Forse, pure il fatto che quei due energumeni si siano allontanati e non siano stati arrestati … Mi ha chiesto cosa fosse successo… Non è stato facile spiegargli che un poveraccio era stato aggredito e che nessuno aveva poi messo in prigione i cattivi… perché in Calabria spesso le forze dell’ordine non hanno benzina nella auto, oppure sono troppo poche per un territorio assai vasto come Lamezia Terme… Due sera fa tornando a casa con lui, nel parcheggiare, abbiamo sentito un botto. Scesi dall’auto c’erano delle persone che gridavano: una bomba! Un attentato ad un negozio…! Siamo subito saliti a casa. Il botto era stato causato un’auto incendiata da qualche delinquente… Mi ha chiesto ancora: cos’è una bomba? Cos’è un attentato ad un negozio? Mi ha domandato chi e perché mette le bombe… E’ difficile rispondere… Sarà ancora più difficile rispondergli, quando scoprirà che “lo scrigno della Giustizia” è sparito, è stato tolto… mentre i cattivi rimangono e si fanno sentire. Avv. Giancarlo Nicotera Presidente Nazionale AGL (Associazione Giovani Legali)

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