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NON CI STO!

Spett.le redazione Non ci sto! Stavolta sono io, umile cittadino, a dire non ci sto. E’ dal giorno dopo la conclusione degli europei di calcio che mi tengo sullo stomaco un rospo che non riesco a digerire. Mi riferisco alla cerimonia tenuta dal nostro presidente Napolitano in onore dei nostri eroi del calcio reduci dalla competizione. Nessuno ha fiatato, nessuno ha provato ed esternato un senso di nausea stomachevole in reazione alla cerimonia, anzi! Tutti hanno osannato e si sono sentiti patrioti, lusingati da cotanta rappresentazione. Il presidente ci dice che i nostri eroi hanno avuto il merito di compattare un popolo, suscitando in tutti un senso di appartenenza alla nazione e un senso di unità nazionale, grazie al loro “superlavoro”. Posso fare una pernacchia a rischio di sembrare irriverente? Ci propinano come eroi gente che naviga nell’oro grazie a qualche anno di calci al pallone. Nulla da eccepire riguardo al come e al quanto i nostri eroi introitano per tale abilità. Se capitasse a me una fortuna del genere lo farei pure io. Mi sembra del tutto lecito (salvo eccezioni sulle quali è meglio sorvolare) guadagnarsi da vivere divertendosi. Ma da qui a far passare il messaggio che una nazione si regga e si compatti attorno a certi “eroismi” mi sembra proprio un oltraggio e un disprezzo senza limiti di pudore nei confronti della maggior parte di un popolo bue che, seppur tosato a dovere dai nababbi che lo governano, tenta di mettere insieme il pranzo con la cena, quando gli va bene. Signor presidente, ha mai pensato che gli agi dei quali è circondato lei, il suo entourage e la governance tutta sono pagati con il sudore del fornaio, del carpentiere, del falegname, del contadino, del camionista, degli operai tutti e da coloro che hanno un’attività che ogni giorno cercano di tenere puntellata per far quadrare i conti e non chiudere serranda? Questi sono coloro che tengono in piedi una nazione, che alimentano il tessuto sociale sul quale si adagiano beati quanti pontificano da mattina a sera senza mai dare conto di alcun risultato, come quello che è sotto gli occhi di tutti già da un pezzo. Se gli eroi che lei ha osannato, con il nostro denaro, commettono qualche mascalzonata – leggi calcioscommesse – è pronta un’amnistia e comunque mille attenuanti per non pagare il fio. Ma lei è al corrente di cosa succede al fornaio che non ha messo il cappello in testa, se subisce una visita di controllo? E’ al corrente di che mazzata nei denti viene somministrata a un contadino che sale sul suo albero per mondarlo senza aver indossato i guanti o gli occhiali protettivi e viene colto in ‘fragrante’ dalla ‘ghestapo’ di turno? E’ al corrente delle pene dell’inferno che fanno passare ad una poveracristo che vende il suo pane fatto in casa per sbarcare il lunario? Riporto questo caso perché è rimasto impresso nei miei occhi e nel mio sangue. Di che unità nazionale vogliamo parlare quando chi tira il carretto deve difendersi dalle bastonate sulla schiena che riceve da mattina a sera, da persone ‘patentate’ a farlo e che sono profumatamente pagate da noi stessi per farci dare bastonate? Non ci resta che chinare il capo ed ingoiare: eppure gli uni sono gli abominevoli evasori mentre questi altri sono ‘i giustizieri della notte’ che mettono apposto l’Italia facendoci rigare dritto. Perché poi vi meravigliate tanto per questo scollamento tra parti sociali? Perché vi meravigliate tanto se sempre più gente non si reca più neanche al voto? Vogliamo continuare a somministrare valium ai più umili e bistrattati, osannando agli eroici gesti pallonari ai cui interpreti viene concessa e perdonata qualsiasi marachella? La cerimonia presa in esame è solo la ciliegina sulla torta di un modo di pensare e del costume diffuso. Non è che ce l’abbia espressamente con quell’episodio. Mi serviva solo da spunto per invitare tutti ad una profonda riflessione e, perché no?, alla ribellione. Da un lato il cittadino che, pur prosciugato, deve rispettare le norme schizofreniche imposte a destra e a manca, dall’altro una classe dirigente cui tutto viene concesso senza risponderne di nulla. Vogliamo fare il caso di equitalia? Quando è lo stato che deve prendere può procedere con leggi speciali a sua tutela, quando deve dare è solo a sua discrezione senza dazio pagare. Vi sembra da convivenza civile? Una qualsiasi attività deve stare in regola con tutte le norme di sicurezza (invito i lettori a farne conoscenza affinché si rendano conto della stucchevolezza di certe imposizioni) altrimenti il ‘controllore’ è pronto a dar legnate con un criterio che non si sa bene da chi sia stato elaborato e imposto. Quando invece si tratta di rispettare quelle stesse regole in un ambiente pubblico (scuole, ospedali, sedi di inps, usl, asl, e chi più ne ha più ne metta) tutto è lecito, nessuno ne risponde di nulla e nemmeno è dovuto a risponderne, ammesso che si sappia chi deve risponderne. Vi sembra che su queste disparità si possa fondare e predicare una convivenza pacifica, civile, collaborativa come siamo invitati a fare? Mi fermo qui, con l’invito ai lettori a prendere coscienza della situazione in cui ci siamo condannati, continuando a subire supinamente perché espropriati anche del potere di ribellarci. Cordiali saluti. Enzo Nocera.

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