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FARNETICAZIONI

Spett.le redazione Seguo da anni con attenzione, in qualità di anonimo cittadino fra i tanti, le italiche vicende politiche, economiche, sociali, morali, di costume e tutto ciò che può servire per cercare di capirci qualcosa per risalire al bandolo della matassa. Dico “italiche vicende” ma potrei dire vicende planetarie perché, cambiato il ‘costume’ culturale di ogni singola nazione, la sostanza non cambia, anche se si presenta sotto vari aspetti. Sono giunto a conclusione che non ci può essere via d’uscita, come non c’è mai stata. Sono millenni (dacché sono note le vicende umane) che l’antifona è sempre la stessa: uno o più despoti che pontificano e il popolo bue che porta vasi a Samo, ma non con una scelta consapevole bensì nella costrizione. Eppure ci siamo imbrigliati a tal punto che non riusciamo più a capire chi è che ci governa, chi ha inventato tutte queste regole, chi è il responsabile (o i responsabili) e in che modo dovrebbe, lui si, pagare il conto. Abbiamo delegato ad altri la responsabilità di amministrarci, invece costoro non fanno altro che annettere vite umane fin dal primo vagito alle proprie scuderie, per arruolarle forzatamente tra gli schiavi addetti al tiro del carro dove il sovrano delinque impunemente senza pagar dazio, dettando le regole del gioco. E’ come nascere già con un giogo al collo che diventa via via sempre più pesante senza alcuna speranza all’orizzonte, nonostante che dalla mattina alla sera ci vengano propinate soluzioni ad hoc. Chi non ha nelle orecchie (chiamiamole così per decenza) le ricette di quanti si affacciano in tv o abbozzano sui giornali? Da Napolitano a Monti, da Di Pietro a Casini, da Bersani a Berlusconi, da Rutelli a chicchessia il ritornello è sempre lo stesso: “l’Italia ha bisogno di….” “all’Italia e agli Italiani serve….” “per uscire da questa situazione occorre….” E’ sempre la stessa solfa girata e rigirata in mille salse. Soluzione per venirne fuori da questa pastetta? Ebbene, è duro dirlo ma non ce n’è; però non si può dire apertamente, sennò come si tiene sottomesso il popolo bue? E’ meglio somministrargli ricette e speranze, emulsionate con minacce velate e palesi, per sfruttarlo al massimo finché non tira le cuoia, senza possibilità alcuna di ribellarsi. Finché ci sarà qualcuno (o più di uno o, meglio ancora, molti) che dice agli altri ciò che bisogna fare siamo sempre punto e a capo. Mi rendo conto che quasi la totalità delle persone senta la necessità di alcune regole per una convivenza civile e qualche ricetta se l’aspetta per capire come comportarsi. Ma è proprio in questa aspettativa che nasce l’inganno e si insinua il despota di turno al quale non gliene può fregar di meno di risolvere le aspettative e le esigenze altrui, pur essendo incaricato di questo. Non è forse stato sempre così, da che mondo è mondo, anche se oggi è tutto mascherato dall’altisonante concetto di democrazia? Se così stessero effettivamente le cose il lettore si chiederebbe: “Ma allora che pesci dobbiamo pigliare?”. Tutti hanno una ricetta per cui mi sono chiesto: “Perché non esporre anche la mia, per strampalata che sia?” Tanto…considerati i risultati delle ricette altrui, peggio di così non potrebbe andare. Andiamo a cominciare. C’è scritto da qualche parte che una persona che nasca in un qualsiasi luogo (ma facciamo il caso nostro nazionale, per capirci meglio, ma potrebbe essere così per l’intero pianeta) debba ‘accollarsi’ fin dal primo vagito l’eredità, le regole, il debito o qualsiasi altra diavoleria vigente nel luogo in cui nasce? Perché siamo costretti fin da sùbito ad essere “schedati”, “subire” un codice fiscale e, via via crescendo, sottostare a regole che non si sono mai sottoscritte? La domanda di fondo è: Bisogna necessariamente subire tutto ciò senza possibilità di replica, senza la possibilità e la libertà di scegliersi un’esistenza con la propria testa? Non potrebbe un nascituro nascere libero per poi scegliere, quando lo ritiene opportuno, se fare parte della comunità o se vivere per fatti suoi senza chiedere nulla a nessuno e, ovviamente, senza dover dare nulla a nessuno? Per spiegarmi meglio faccio qualche esempio. Perché la scuola è “d’obbligo”? Perché sono costretto a pagare una parte di tasse per usufruire di un servizio sanitario nazionale, qualora preferissi pagarmi di tasca propria un servizio sanitario privato? Perché devo accollarmi i costi di detto servizio per il solo fatto che esiste? Perché devo pagare una parte di tasse per la giustizia se non intendo usufruirne? Perché pagare la parte più cospicua delle mie tasse per pagare un apparato di cui farei volentieri a meno? Perché devo pagare per una pensione se non intendo reclamare una pensione al momento debito, sempre che esista ancora? Perché ci deve essere qualcuno che ha facoltà di fare invasione nel mio pezzo di campagna per controllare se sto lavorando ‘a norma’, sennò giù mazzate come per il più grande dei delinquenti? Potrei continuare all’infinito. Io dico: per quale ragione una persona non debba essere libera di aderire o meno ad una forma sociale tanto sclerotica? Chi ce lo fa fare? Ce lo vieta la costituzione? Per quale sacrosanta ragione una o più persone non debbano sentirsi libere di non fare parte di questo circo dove tutti subiscono angherie senza possibilità di ribellarsi e venirne fuori? Non siamo noi cittadini i sovrani? Chiamiamoci fuori da questo massacro e lasciamo in mutande il re! E se fossimo la maggioranza a pensarla così? Non dico che dovremmo imporre questa nostra visione agli altri, anche qualora fossimo in maggioranza. Nessuno dovrebbe vietare ad altri di organizzarsi come vogliono, sempre che lascino libertà agli altri di organizzarsi a loro volta come credono più opportuno. Come vivrebbero quelli che si chiamano fuori e vorrebbero essere liberi? Come risolverebbero con la giustizia, la governabilità, l’economia e tutte le nauseabonde regole del vivere ‘civile’ imposte da una costituzione? Risposta: saranno affari loro! Non devono dare nulla a nessuno e non chiedono nulla a nessuno, né tantomeno devono dare conto a chicchessia del loro modus vivendi: lo hanno scelto loro e questa sì che dovrebbe essere una decisione sovrana, degna di essere rispettata. Se hanno bisogno di ‘interagire’ con qualsivoglia società ‘costituzionalizzata’ ne accetteranno le regole oppure si sentiranno liberi di rifiutarle e si faranno passare la voglia di ‘interagire’. La scelta è loro. C’è qualcuno tra chi mi legge che potrebbe dare il suo contributo con dei chiarimenti dal punto di vista costituzionale, nel senso che se qualcuno volesse prendere una decisione del genere non debba scontrarsi con qualche impedimento dal punto di vista legale o penale che sia? Non si dice che tutto è lecito se non espressamente vietato? E se anche fosse vietato non sarebbe il caso di dare la parola a quanti, come me, covano questa soluzione, nauseati da questa asfissiante sanguisuga burocratica, politica, costituzionale e tutte le altre cialtronerie che ci succhiano il sangue dagli occhi senza prospettarci soluzione alcuna? Invito i lettori ad avere coraggio e a prendere coscienza. Abbiamo paura ad affrontare l’argomento e l’apparato intero perché siamo erroneamente convinti che dalla società - leggi politica - possiamo solamente “avere” (una pensione, una medicina, un ricovero, una tutela di giustizia, un ‘sostegno’ pur che sia). Riflettiamo su quanto ci costano questi servizi (sto dando per scontato che funzionino). Non sono tutte cose che ci possiamo pagare direttamente, tagliando fuori questo cancro dell’apparato che si abboffa lasciandoci le briciole, e comunque tenendoci sempre nel terrore di una punizione (fiscale, economica, detentiva e tutte le altre oppressioni che ognuno di noi sperimenta giorno dopo giorno)? Questo è quanto. Se codesta spett.le redazione intendesse con coraggio aprire nuove frontiere di pensiero pubblicando questi miei sproloqui e incoraggiasse un contributo di quanti, come me, si sentono impotenti e derubati, (ma anche per saggiare gli umori della popolazione indifesa e senza possibilità alcuna di manifestare il proprio dissenso….e poi ci meravigliamo quando si disertano le urne!) potrebbe suggerire la pagina facebook appositamente creata per accogliere e dare voce a quei lettori che volessero apportare il proprio contributo. L’indirizzo è “oasi di pace”. Ma anche la redazione stessa potrebbe dare ai propri lettori uno spazio sul giornale e/o sul sito, incoraggiandoli ad inviare sull’argomento il proprio punto di vista e il proprio contributo per creare una sorta di tavola rotonda. Sono certo che ne vedremmo delle belle e finalmente cominceremmo ad andare al cuore del problema e a tastare i veri sentimenti di un popolo che ormai di fatto ha staccato la spina dai “padroni” e si è abbandonato in balìa degli eventi, impotente com’è nel prendere parte a ciò che gli appartiene, derubato della propria dignità, del proprio potere di vivere liberamente, di scegliere, di programmare, di sperare e prosperare. Se sono rose fioriranno. Grazie per avermi….sopportato. Cordiali saluti. Enzo Nocera.

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