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un'occasione mancata

Nei giorni scorsi il Presidente della Commissione Giustizia Camera dei Deputati, dott.ssa Giulia Bongiorno, con nota firmata indirizzata ai Consigli Giudiziari ha chiesto di voler riferire direttamente al Commissione in merito all’accorpamento dei Tribunali. In data odierna 19 luglio 2012 il prof. vice presidente del CSM ha con fax ha vietato ai consigli giudiziari di poter riferire alla Commissione, adducendo quale motivazione che solo il CSM può istituzionalmente confrontarsi con il Parlamento. Al di la dello scontro Istituzionale, sembra allo scrivente netta la volontà di alcuni di impedire ai territori di potersi confrontare su tematiche che li riguardano: UN PREOCCUPANTE STRISCIANTE SEGNALE CHE SI VUOLE TOGLIERE AI CITTADINI ALLE ISTITUZIONI LOCALI LA POSSIBILITA’ DI PARTECIPARE ALLA VITA POLITICA DI QUESTO PAESE, riducendo il tutto a una oligarchia di pochi. Infatti rivolgendosi ai Capi degli Uffici, a parere di chi scrive, si deve intendere che il Presidente della Commissione non voleva il parere dei Magistrati (già ampiamente rappresentati dal CSM e dai numerosi loro colleghi che lavorano presso il Ministero o che svolgono attività di parlamentare ) né dagli avvocati (anch’essi rappresentati in Parlamento) né dai Sindacati (che la commissione Giustizia della Camera ha voluto ascoltare nella giornata odierna) ma del territorio. Era quindi auspicabile che i Capi Uffici prima di riferire sentissero tutte le parti sociali del loro Circondario, CONFCOMMERCIO, CONFARTIGIANATO, CONFINDUSTRIA, Sindaci, associazioni del mondo civile, rappresentanze dei cittadini, insomma a tutti i livelli (perche sono solo i cittadini i veri beneficiari in positivo o in negativo delle azioni del governo). La stessa economia è direttamente legata alla Giustizia in quanto il suo non funzionamento allontana investimenti stranieri, e riduce la competitività del Sistema Italia. Perciò quando si decide di intervenire non facciamolo solo per fare “cassa”, diffendendo quella o l’altra casta. L’Italia necessita urgentemente di un riordino della Giustizia in termini di geografia e contestaule modifica delle procedure (non si possono fare modifiche di un solo elemento della macchina giudiziaria e pensare di ottenere un buon risultato). E' ora di muoversi, ma facciamolo bene lo dobbiamo a Noi e ai nostri figli. Impariamo dagli errori dei nostri cugini d’oltralpe dove una revisione delle geografie giudiziarie l’hanno fatta nel 2007 e a pochi anni da questo intervento hanno visto aumentare i tempi della giustizia: se questo dovesse accedere anche in Italia dove i tempi sono già straordinariamente lunghi, beh sarebbe un vero disastro. Dice la commissione giustizia francese con un documento di questo mese: “I tempi impiegati per la trattazione dei fascicoli iscritti a ruolo si sono modificati in senso peggiorativo passando da una media di 5,7 mesi a 6,3 mesi per i tribunali di primo grado.” “Per quanto riguarda l’Organizzazione del Personale Amministrativo presso gli Uffici Giudiziari, gli effetti di questa riforma non sono stati meno devastanti “è una riforma precipitosa, mal illustrata con applicazioni pratiche anche brutali” “Tutte queste difficoltà sono risultato di un errore all’origine dell’Iter della Riforma, consistito nell’aver proceduto ad una modifica delle Piante Organiche e dell’assetto Organizzativo degli Uffici Giudiziari, di tipo meramente quantitativo senza tener minimamente conto dell’Organizzazione del Sistema Giudiziario e della Ripartizione dei procedimenti di contenzioso”, deplorano i Senatori Nicole Borvo Cohen-Seat e Yves Détraigne Visto tutto quanto sopra ci si chiede quindi se non sia ora il caso che stante la presa di posizione ufficiale del CSM la Commissione Giustizia, non provveda a chiamare a Roma i vari Capi degli Uffici per riferire sulle problematiche dei territori, invitando gli stessi a raccogliere le istanze dei territori a loro giurisdizionalmente affidati e sintetizzare le istanze. Sanremo 19/07/2012 Biamonti Alessandro

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