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I clan

Carissimo Direttore, quando ero un giovane fotoreporter, in Sicilia, lavoro che amavo e mi piaceva, pensavo che la giustizia, quella con la G maiuscola, fosse insita in ognuno di noi. Che fosse scolpita nel cuore e negli animi di ogni essere umano. Crescendo invece mi sono accorto che la giustizia è semplcemente una parola, vuota e senza valore. Perchè? Perchè nella società, come nella vita, o nel lavoro, vincono sempre i più furbi; quelli che si sanno riunire nei clan, leggasi cosche. La quantità vince sempre sulla qualità. E così, a poco a poco, mi sono reso conto che noi semplici cittadini siamo manipolati da persone, furbe, Tanto. In poche parole ci tengono disuniti per poter meglio rafforzare il loro potere. Scusi il gioco di parole. Prenda il mio caso. Dove vivo, ripeto da quasi 25 anni, nessuno, dico nessuno, dovrebbe avercela con me per il semplice fatto, e chi mi conosce bene lo sa, che io sono una persona buona e gentile. E onesta. Troppo. E ho sempre vissuto di lavoro. E cerco, fin da quando ero piccolo, di essere amico di tutti. Domanda: perchè allora determinate persone usano, tramite il bocca a bocca, contro di me, falsità e calunnie di ogni genere all'interno della comunità, cristiana?, dove io vivo? Semplice direbbe una persona intelligente: perchè hai detto la verità (di cronista? di essere umano? di persona civile e coerente?) e come tutte le verità fanno paura alle persone disoneste, e furbe, che ci vogliono, invece, sempre pecore e mai esseri umani pensanti. Altra domanda: siccome io so di non aver fatto del male a nessuno delle persone che mi calunniano giornalmente è facile dedurre che le persone sopra citate sono manovrate da altre persone che si sentono deboli al solo pensiero che i cittadini, onesti, abbiano una loro coscienza e delle loro idee. Su tutto. Del resto, viviamo si o no in democrazia? Saluti gianni sutera, Veneto

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