Cerca

Il doppiopesismo rende la trasparenza unilaterale

Lo scorso 13 giugno l'agenzia di valutazione del credito statunitense Moody's ha decurtato nuovamente il rating italiano, facendo di noi un'economia fortemente inaffidabile nel mercato internazionale. Ne hanno pagato banche, regioni e comuni italiani su cui sono state applicate ulteriori recisioni. E' la seconda bocciatura in cinque mesi, un macigno per il nostro paese che ne pagherà con l'innalzamento dei costi di finanziamento e con la crescita esponenziale del differenziale di rendimento tra titoli – decennali – di Stato italiani (Btp) e tedeschi (Bund), il famoso spread, e che renderà Piazza Affari il bersaglio perfetto per speculatori di tutte le taglie. Nonostante l'Italia si sia immolata in riforme strutturali e di risanamento del debito pubblico – ormai irrecuperabile – l'agenzia newyorkese si è imposta con un doppio declassamento che ci dequalifica rovinosamente da A3 a Baa2. Questo comporta che il nostro paese sarà colpito da un calo del Pil (Prodotto interno lordo) del 2% e da una recessione che vedrà i primi sprazzi di luce solo a fine 2013. L'incertezza è quindi l'onta che si viene ad aggiungere alla già non proprio brillante – per usare una litote eufemistica – situazione economica italiana, una coercizione che porterà la disoccupazione a raggiungere e scavalcare l'11% in meno di un anno. La reazione dell'Unione Europea, che definisce l'operato del governo Monti impressionante e senza precedenti, è comunque indulgente. Ci si limita a criticare la tempistica dell'intervento, in vista dell'asta sui titoli di stato. Molto più risolute le rimostranze delle associazioni imprenditoriali che rivendicano la straordinaria efficienza del nostro settore manifatturiero – il secondo a livello continentale – e la solidità economica italiana. Gli investigatori sono oramai giunti alla conclusione che gli analisti di Moody's Abercromby e Wassemberg fornivano intenzionalmente ai mercati finanziari informazioni tendenziose, distorte (e, come tali, anche falsate) in merito all'affidabilità creditizia del sistema bancario italiano, idonee a disincentivare l'acquisto di titoli bancari italiani e deprezzarne il valore. E così, l'Esma, l'Authority europea incaricata di vigilare sulla stabilità dei mercati finanziari, ha deciso di avviare un'istruttoria sulle tre grandi agenzie di rating in relazione alle modalità e le procedure di valutazione della solidità patrimoniale delle banche. Ma chi c'è detro ai continui downgrade che costringono l'Italia a portare con sé il fardello della scure sulla crescita? Chi sono i delegati a firmare decisioni tanto importanti? In base a quali criteri di giudizio? Quali sono i parametri che vengono tenuti in considerazione ai fini della tempistica? Sono tutte domande che redazioni e giornalisti italiani stanno ponendo sistematicamente ai vertici di Moody's, senza riscontro. Ma tali agenzie private che sottoscrivono valutazioni pretendendo trasparenza sui conti, non dovrebbero essere le prime a profonderne in relazione al proprio operato? L'altra agenzia, Fitch Ratings, conferma invece il giudizio a lungo termine dell'Italia (A-) – seppur con outlook negativo. Confermati anche la valutazione a breve (F2) e il «country ceiling» o indice di rischio (AAA). Nel comunicato in relazione alla decisione risulta che «Fitch ha cercato di guardare oltre le attuali condizioni economiche e finanziarie e di tenere in conto le recenti riforme strutturali che guardano al futuro e che intendono rilanciare il potenziale di crescita». Secondo la medesima, l'obiettivo di ridurre il debito pubblico è tutt'altro che velleitaria ed utopica, tenendo in considerazione la virtuosa riforma del mercato e del lavoro di cui il governo Monti è stato, fin dall'inizio, fautore. Come ho detto tempo fa, il governo ha ancora il tempo per tirar fuori il coniglio dal cappello della crisi economica. Sta di fatto che le due agenzie di rating abbiano optato per due linee di giudizio diametralmente opposte, la seconda perché le riforme hanno un significato, la prima perche non ce l'hanno.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog