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Riflessioni sulla rottamazione

Ascoltando alcuni trentenni, mi sono resa conto che non conoscono la storia politica compresa tra il ’68 e la metà degli anni ’90. Penso che fossero troppo piccoli per ricordarla in prima persona e che sia troppo recente per trovarla sui libri di testo a scuola. Dal mio punto di vista di 60enne, ripercorrendo quel periodo incontro l’entusiasmo del ’68, la travolgente forza delle contestazioni operaio-studentesche dei primi anni ’70, quando tutti insieme si scendeva in piazza per migliorare la qualità della vita e migliorare i contratti salariali, pilotati dai sindacati e dai partiti di sinistra. Poi arrivo agli anni di piombo, con la paura, la costernazione, il dilagare dell’eroina. Poi arrivo al fatidico 1982 con Sandro Pertini ai mondiali di calcio che diceva: è vero, siamo in un mare di guai ma adesso godiamoci questa vittoria. Poi cominciano le telenovelas e soap-opera e non si scende più in piazza, ci si adagia. Ricordo una vignetta che mostrava il disappunto di Berlinguer verso una manifestazione operaia, perché già il pci cominciava a sentire odore di potere, quindi il popolo di sinistra doveva volgere le sue attenzioni ad altro che non fosse la politica, con Craxi che faceva anche lui il suo percorso, poi all’improvviso manipulite. Io penso che con la rottamazione si voglia seppellire un periodo italiano di cui è bene perdere le tracce!

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