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Come si distrugge un partito

Egregio direttore, nella torrida estate cassinate gli elettori del centro destra devono purtroppo assistere anche al disastro messo in piedi dal più grande ‘distruttore’ del Popolo della Libertà, titolo che, come dimostrano i fatti, merita ormai il presidente del Consiglio regionale del Lazio Mario Abbruzzese. Dopo lo scollamento del partito che si è verificato in occasione delle elezioni comunali a Cassino, lo sfascio del partito a livello provinciale e ora anche in seno alla Regione, Abbruzzese potrebbe addirittura convincere Berlusconi a non candidarsi più. Poi, gli resterebbe solo l’autodistruzione. Eppure quanto è capitato al sottoscritto, ex coordinatore del Pdl di Cassino ed ex membro del comitato provinciale di Frosinone, la scorsa primavera, quando il presidente del Consiglio regionale alla mia candidatura a sindaco della città ha preferito dividere il Pdl ‘sfrattando’ chi del partito era stato fondatore e per la crescita dello stesso partito aveva lavorato accrescendo continuamente consensi e voti, anche a costo di perdere le elezioni come poi è avvenuto, avrebbe dovuto indurre gli altri a costruire delle ‘barriere di protezione’ contro la corsa di Abbruzzese mirante a distruggere il partito. Fiorito, che ha preferito stare a guardare quanto accadeva a Cassino, ‘snobbando’ perfino la mia idea delle primarie, l’esito delle quali non avrebbe che potuto trovare tutti d’accordo intorno alla persona che il giudizio insindacabile dei cittadini avrebbe decretato, adesso è finito nello stesso disegno distruttore. Eppure, nessuno alza ancora la voce nei confronti di un politico che in fondo non apparteneva in origine a questo partito e non appartiene ancora vista la mancata accettazione delle regole, ma che nel Pdl è stato ospitato. Esattamente come ha fatto rispetto a me, Abbruzzese ha colto tutti i frutti della ‘pianta’ del Popolo della Libertà, e poi ha deciso di tagliare anche il fusto di quella pianta. Ha cominciato dai ‘rami’ più facili, come me, come gli esponenti locali cassinati, poi ha mirato alla Provincia e alla Regione. Certo, non avrei mai immaginato che tutti lo avrebbero lasciato fare, senza creare delle ‘barriere’ capaci di fermarlo. E intanto crolla sempre di più il consenso dei cittadini, mentre allontana i dirigenti locali, provinciali e regionali. Aspettando di vedere chi sarà il prossimo che finirà sotto la sua scure, l’auspicio che possiamo augurarci è che i dirigenti del partito, quelli ancora rimasti, si decidano a prendere presto provvedimenti e a tornare ad ascoltare la base. Giuseppe Sebastianelli, Cassino, 29 luglio 2012

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