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La corda si è spezzata....

Egregio Direttore, mi permetto di scriverLe queste 2 righe per renderLa partecipe di una decisione che ho preso - seppur sofferta - ovvero, lasciare l'Italia. E pensare che solo 7 mesi fa tale possibilità non l'avrei mai presa in considerazione seppur non sia neanche italiano essendo un "extra" comunitario. I miei genitori vennero in Italia 52 anni fa e se ne sono innamorati (e li sono sepolti)- io ci sono nato e cresciuto arrivando anche io ad avere figli - italiani per giunta. Ma come ho scritto poch'anzi, la corda a forza di tirarla si spezza purtroppo - costringendo persone come me a dover prendere decisioni difficilissime. Decisioni che comportano una lacerazione ulteriore di una già delicata situazione, creatasi dopo una separazione con tutte le conseguenze del caso. Decisione che ho preso per poter garantire a quei figli un supporto futuro, oltre che una vita degna di essere chiamata tale nell'odierno, seppur con la sofferenza quotidiano di non poter vedere mia figlia che è rimasta in Italia quanto come vorremmo entrambe. Ogni giorno mi chiedo se ho fatto la cosa giusta e mi basta seguire le vicende italiane con tutte le sfumature del caso, parlare con conoscenti ed amici e l'unica risposta che riesco a darmi è semplicemente di si - perchè, oltre a tutto lo scempio a cui si è assistito nel corso degli anni ed a ciò che si stà avverando di giorno in giorno (politica, giustizia, economia, e chi più ne ha più ne metta), sentirsi chiedere dopo aver spiegato l'intenzioni del governo su uso del contante, controlli senza alcun dovere di autorizzazione giudiziaria, prelievi forzosi, e cosi via - da chi c'era cresciuto in quel regime, se il Muro fosse stato per caso riedificato mi ha fatto capire che la misura era colma, e che quella sensazione spiacevole di non essere più una persona libera di vivere la mia vita, nel rispetto delle leggi e del prossimo, null'altro era che un'avvertimento di quello che doveva accadere. Mi chiederà se ora sono felice, le posso dire che sono molto più calmo, perchè ove mi trovo ora (sempre in ambito UE) riesco ad avere una qualità di vita migliore, a mio modo di vedere, di quella che stavo vivendo in Italia con reali prospettive di lavoro e/o impresa ed il tutto ad un costo economico pari ad un terzo o metà di quello che sborsavo prima. Ma come tutte le medaglie questa decisione ha sempre un rovescio - ovvero l'aver dovuto sacrificare un mio rapporto continuativo con mia figlia - e suo con il fratellino, per avere la possibilità, un giorno, di poterle essere di aiuto in senso concreto - perchè putroppo, il pane in tavola tocca sempre portarlo e non mi perdoneri mai se mia figlia dovesse finire a chiederlo in qualche mensa dei poveri perchè non ebbi il coraggio di prendere una decisione difficile, ma inevitabile. Cordiali saluti Un padre.

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