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CON IL LATINO SI E' SEDUTI SULLE SPALLE DEI GIGANTI

Gentile Direttore, è preoccupante che i nostri studenti non conoscano l'analisi logica, ma ancor più che manchino di logica, rasentando il livello zero nelle discipline scientifiche (le analisi dell'Ocse sono impietose). Perché non riportare il latino, lingua che è una perfetta palestra di logica, nella scuola dell'obbligo? Ha la stessa valenza formativa della matematica e della geometria e rappresenta un'ottima ginnastica mentale e un valido ausilio a espandere le proprie capacità logiche e critiche. Dal punto di vista espressivo e sintattico e per la sua estrema e singolare flessibilità, il latino rappresenta una vetta insuperata nell'ambito linguistico. Per il continuo esercizio della logica a cui obbliga il discente, andrebbe annoverato tra le materie scientifiche piuttosto che tra quelle letterarie. L'uomo del futuro ha bisogno di grande plasticità mentale, mentre videogiochi, videofonini e la testa immersa nel tubo catodico non aiutano di certo a svilupparla, anzi caramellano il neurone e appiattiscono l'elettroencefalogramma. Il latino apre la mente, molto più delle tre "i" berlusconiane (informatica, inglese e impresa): l'averlo abbandonato perché "lingua morta" testimonia la nostra superficialità e incapacità a vedere oltre l'immediata apparenza. Isaac Newton, considerato, insieme a Galileo, il fondatore della scienza moderna, ebbe a dire: "Se ho visto più in là di altri, è perché ero seduto sulle spalle dei giganti". Proprio così: i giganti sono i nostri illustri predecessori, i latini in particolare, ai quali la nostra attuale civiltà è legata da un debito inestinguibile. Con i più cordiali saluti.

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